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Regioni e Presidenza Italiana dell’UE insieme per rilanciare investimenti industria culturale e creativa

Bruxelles, 23 novembre 2014. Rappresentanti del Comitato delle Regioni, della Presidenza Italiana UE, del Parlamento europeo e della Commissione europea hanno lanciato da Bruxelles una mobilitazione per dare al comparto cultura e creatività un ruolo più incisivo nella programmazione dei fondi strutturali 2014-2020 e nella revisione della strategia di crescita dell’UE, Europa 2020, prevista per l’anno prossimo.

Mentre si intensifica il confronto su come rilanciare gli investimenti e la crescita in Europa, il Comitato delle Regioni e la Presidenza di turno italiana dell’UE si mobilitano per mostrare, attraverso studi e testimonianze da decine di progetti realizzati, che cultura e creatività possono diventare fattori decisivi del rilancio europeo. Il settore vale oggi il 4,4% del PIL dell’Unione, occupa 8,3 milioni di europei e ha mostrato di saper resistere meglio di altri alle difficoltà della crisi. L’obiettivo ora è quello di fare un salto di qualità dando all’industria culturale e creativa un ruolo determinante nella pianificazione degli investimenti regionali, nazionali ed europei.

Le regioni, in particolare, anche grazie ai fondi strutturali, sono tra i protagonisti di questo cambio di paradigma, come sottolineato dal presidente della Regione Puglia e membro del Comitato delle Regioni, Nichi Vendola: “Se fino al 2005 in Puglia si spendevano 50 centesimi per la cultura per ogni cittadino, oggi si spendono 4 euro pro capite, attivando una spesa turistica complessiva di 1 miliardo e 30 milioni, che corrisponde al 3,9 per cento del totale della spesa nazionale. In termini di occupazione le imprese del settore creativo sono circa 23.000, con un totale di 57.000 occupati, il 4,1 per cento degli occupati a livello nazionale”. Una scelta che ha consentito un rapido assorbimento delle risorse europee: “Nel settore cultura abbiamo raggiunto il target di spesa con largo anticipo rispetto alle scadenza comunitarie, nel 2014 siamo arrivati al 130% delle risorse disponibili”.

Per la presidenza italiana, l’ambasciatore Marco Peronaci ha sottolineato che “è ora di un cambio di passo per la cultura in Europa. La Presidenza Italiana ha concentrato il suo lavoro soprattutto sulla dimensione creativa e imprenditoriale della cultura, sul suo potenziale d’impresa e il contributo che ne proviene per la crescita e la competitività dell’Unione europea. In tutto questo i territori hanno un ruolo forte da svolgere, giocando la carta della sinergia tra livelli di governo e rafforzando la voce della cultura europea”.

Sulla stessa linea il vice-presidente della Regione Veneto, Marino Zorzato che ha insistito sulla rilevanza strategica del comparto: “Sono quasi 40 mila le imprese culturali presenti in Veneto, pari all’8,7% sul totale registrato a livello nazionale; la ricaduta economica è dell’8% del PIL regionale. Questo sistema regionale della cultura ci colloca tra le prime regioni italiane sia per incidenza sul valore aggiunto, pari al 6,3%, sia per la ricaduta occupazionale pari al 7% del totale degli occupati”.

L’attenzione delle regioni per il comparto cultura è stata evidenziata anche da Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo: “Parlamento e Comitato delle Regioni sono impegnati insieme a fare della cultura, della creatività e dell’innovazione una priorità trasversale nelle politiche per la crescita, con un impatto sulla pianificazione di tutti gli investimenti. Che si tratti di progetti finanziati con fondi diretti, di fondi strutturali o di risorse nazionali o regionali, il nostro modello di crescita sostenibile deve avere tra i suoi pilastri la cultura. E di fronte alle esperienze presentate oggi è ancor più evidente che regioni e comuni sono oggi particolarmente attenti al valore strategico della cultura, anzi, spesso fanno la differenza, sostenendo o partecipando a consorzi, promuovendo distretti e clusters, creando infrastrutture e servizi generali dedicati e accoglienti”.

Un dinamismo emerso con chiarezza nel corso della conferenza. In Toscana, ad esempio, la regione ha stanziato nel 2013 oltre 77 milioni di euro per la realizzazione di un piano cultura che si rivolge a un comparto che vale tra il 10 e il 15% del pil regionale e che, tra il 2009 e il 2012 ha salire indicatori strategici come la spesa per consumi turistici, salita di oltre 6,3 milioni di Euro. E’ il risultato di una strategia di lungo periodo che ha visto gli investimenti regionali superare complessivamente 478 milioni di euro, composti per il 60% da finanziamenti derivanti da Fondi Europei, nel periodo 1999-2007. L’elaborazione di una Strategia di specializzazione intelligente sarà invece al centro dell’approccio messo in campo dall’Emilia Romagna per innovare e sviluppare un comparto che oggi include 25 mila piccole e medie imprese attive nel settore dei servizi creativi, a cui si aggiungono altre 1500 imprese del settore cultura. Tra le best practice presentate alla conferenza, il progetto Incredibol del Comune di Bologna.

Infine, dopo la designazione di Matera come capitale europea della cultura 2015, l’esperienza della Regione Basilicata ha destato grande curiosità e attenzione. La strategia regionale ha dato priorità alle imprese del settore cinematografico. Con un investimento di 35 miloni di euro (di cui 3,6 di fondi strutturali) 90 aziende, di cui 34 start-up, hanno potuto sviluppare e innovare competenze e servizi offerti. Fondamentale anche l’attrazione di grandi produzioni internazionali tra cui un lungometraggio cinese in uscita a febbraio e il re-make del kolossal Ben Hur avviato dall’americana Mgm.

La conferenza ha offerto l’occasione per lanciare una piattaforma volta a supportare la pianificazione degli interventi nel settore dell’industria culturale e creativa e a monitorare l’impatto degli investimenti nei prossimi anni.

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