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Umberto Fabi

Fabi Umberto con il ‘Milite Ignoto’ a Roma

Domenica 24 maggio, appuntamento culturale di rilievo, in scena a Roma, presso l’ANMIG a Piazza Adriana 3. Sarò rappresentato, in occasione dei 100 anni dallo scoppio della Guerra Mondiale, il testo “Milite ignoto” di Umberto Fabi. “Un lavoro” – che a detta del versatile istrione di Parma “ – si tratta di un primo studio scenico di un lavoro che mi piacerebbe mettere in scena in uno spazio teatrale con un piccolo coro (anche due voci) come fondale sonoro di canzoni dell’epoca non solo militaresche”.
Fabi, artista molto noto e preparato, è figlio d’arte, con il padre che si dedica alla poesia e all’arte pittorica, inizia professionalmente l’attività di attore di teatro dal 1987.
Le note di riflessione sullo spettacolo dello stesso Umberto, evidenziano che “ La Prima Guerra Mondiale ha emesso un solo verdetto sicuro: l’umanità perde e la tecnologia stravince, superandoci se non in crudeltà quantomeno in efficacia. L’impatto della tempesta d’acciaio è devastante, ma non per questo cesseranno le guerre. La primaria umana pulsione a farsi seriamente del male tra uomini e uomini è riassunta in modo semplice quanto efficace da una frase attribuita all’Imperatore Giuliano: gli uomini hanno sempre amato distruggere quanto costruire. Questo spiega perché la guerra è tanto popolare.
La guerra è popolare, un dramma condiviso che ha come protagonista e spettatore il popolo, una
tragedia collettiva intessuta di tantissime tragedie individuali. La più atroce e ancestrale è la tragedia della madre mutilata del suo arto più caro, il frutto del suo ventre. Accudito nel mistero dei nove mesi in grembo, sfamato, allevato, amato di un amore incondizionato e assoluto e infine perso tra i lampi di una guerra cieca. Per quella madre non può esserci consolazione né risarcimento alcuno. Non su questa terra. C’è solo solitudine. C’è solo dignità.
Il nostro racconto dedicato al Milite Ignoto è la storia di quell’arto di madre reciso, della madre e di un intero popolo, della metamorfosi di colui che era giovane uomo con un volto e un nome e ora si ritrova trasformato in ignoto che rinasce in forma simbolica e universale, delle emozioni che questi richiama dal cuore indurito di chi ha vissuto guerra e lutti. È la cronaca del viaggio dei suoi miseri resti verso la culla terrena del Vittoriano e di quello della sua anima verso eterni spazi. È anche un’occasione per riflettere sui profondi significati dell’innato istinto guerresco dell’uomo, del valore e dei Valori della vita, della sua sacralità. È una possibile risposta alla banalità imperante del pacifismo salottiero, che nulla ha in comune con la nobile Pace, che ciancia per cianciare dei mali del mondo che imputa ad altri, ignorando (volutamente?) che violenza e crudeltà non sono prerogative di quel popolo o di quella fede religiosa o politica, ma presenze costanti della nostra esistenza, istinti primordiali che devi ricercare e riconoscere innanzi tutto in te stesso, non negarli sdegnosamente, per sperare di poterli dominare o perlomeno controllarli.
Ignoto Militi è una storia dove la concreta desolazione delle ferite e delle macerie si redime nel
sentimento collettivo di pietas per il Figlio della Patria. In guerra sono pochissimi coloro che si salvano, neppure i vincitori. Il Milite Ignoto è il solo a salvarsi, è lui il pianto e ammirato da tutti, è lui il redento da ogni peccato e più non importa se fosse un volontario o un coscritto, un eroe o un vigliacco, un siculo o un lombardo, è al di là, è al di sopra delle misere parti imposte dal copione dell’esistenza. Il Milite Ignoto è il figlio di tutte le madri, è il perdono dei suoi e dei nostri peccati, è una stella luminosa nel cielo che ci sovrasta.
Retorica di regime? Astuta invenzione per distogliere il popolo in pieno subbuglio sociale dal compiere azioni rivoluzionarie ai danni di quello Stato che come spesso accade promette e non mantiene? Il Milite Ignoto è ben oltre alle polemiche, oltre la meschinità di coloro che volontariamente o meno hanno usato ancora una volta il soldato senza nome per proprio tornaconto. È oltre e parla al cuore. Il popolo, tante volte sordo volontario, in questo caso sente benissimo il lamento profondo che sorge dalla bara del Figlio di Tutti, lo testimoniano le immagini e gli articoli che parlano di una partecipazione popolare spontanea al di là di intenzione e apparato scenico. È un popolo unito in una comunione di patriottismo ancestrale, sono lacrime, volti bassi, preghiere semplici, cappelli levati e ginocchia sugli spigolosi sassi della ferrovia.
È la Passione popolaresca al passaggio del Cristo povero, crocefisso dall’imperscrutabile fato all’affusto di un cannone”.
Accanto al testo di Umberto Fabi, vi è l’organizzazione di Marco Formato e la produzione di Scenari Armonici. La carriera dell’eclettico artista lo vede affermarsi dentro il T.S.B.M. del maestro Otello Sarzi compagnia storica tra le prime in Italia a sperimentare e promuovere il teatro per ragazzi e di figura, dove lavora come attore, regista, autore di testi partecipando e realizzando una quindicina di opere fra cui: “Pierino e il Lupo” liberamente ispirato all’opera di Prokofiev (produzione T.S.B.M. per RAITRE, segnalato al Festival Internazionale di Burattini di Mistelbach a Vienna, Austria); “La rosa di San Giorgio” liberamente tratto dall’omonimo racconto di J. Sennell e “Gulliver” liberamente tratto dall’omonimo racconto di J.Swift (produzioni T.S.B.M., selezionati Festival ETI Stregagatto ’94, ’95, ’97); l’opera musicale “Tancredi e Clorinda” di Monteverdi (coproduzione T.S.B.M./Cappella Musicale di San Petronio di Bologna, Festival di musica antica di La Chaise Dieu a Lione, Francia) e altri ancora.
Continua il percorso di studio e sperimentazione sulle tecniche vocali con l’attrice e cantante Gabriella Bartolomei. Partecipa a stage di canto armonico con l’attrice e cantante Sainkho Namchylak, di canto arabo con il cantante e poeta Ahmed Ben Dhiad, di canto tradizionale indiano” condotto da Frederich Glorian.
Nelle vesti di vocalist lavora con il gruppo di ricerca su canti e danze della tradizione emiliana Desperanto quintet.
Studia tecniche di doppiaggio con il direttore di doppiaggio Mario Maldesi. Come aggiornamento professionale pratica l’arte marziale dell’ aikido e la sua tecnica interna l’aikishintaiso.Per dieci anni è titolare della cattedra di “Attività e Cultura Teatrale” presso il Liceo Classico Statale G. D. Romagnosi di Parma, esperimento primo e unico in ambito nazionale. Attualmente è direttore artistico di Scenari Armonici, compagnia che persegue una linea poetica improntata allo stile epico-narrativo, con particolare attenzione alle vicende storiche e letterarie italiane del novecento. Con S.A. lavora per approfondire le sinergie tra teatro e musica collaborando con diversi musicisti: i pianisti Fabrizio Ottaviucci, Paolo Di Sabatino, Luca Savazzi, Andrea “Satomi” Bertorelli, il percussionista Tony Esposito e il fisarmonicista Renzo Ruggeri. Tra le opere messe in scena “Oratorio per Fiume” monologo dedicato all’impresa Dannunziana del ’19 patrocinato dalla Fondazione del Vittoriale degli Italiani, “Opera al RBV” sull’Unità d’Italia, e studi scenici sulla poesia italiana di Dante Alighieri, Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio.

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