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Alba Caduca: l’intervista per l’album ‘Uomo nuovo’

Gli Alba Caduca sono un gruppo friulano attivo dalla metà degli anni 2000 che propone un rock italiano contraddistinto da uno stile energico ed allo stesso tempo melodico.

Oggi con noi il gruppo presenta il loro ultimo album dal titolo ‘Uomo nuovo‘, un viaggio musicale che è un caleidoscopio cangiante di spunti sonori a volte carezzevoli, a volte estremamente incisivi, all’insegna di una costante intensità espressiva.

Ciao ragazzi e benvenuti su Radio Web Italia!
Siete attivi dalla metà degli anni 2000, come sono cambiati gli Alba Caduca dal loro esordio ad oggi?
Ciao a tutti. Diciamo che parecchio è cambiato: sicuramente abbiamo maturato molta più esperienza per quanto riguardo il live. Maggior sicurezza e padronanza del palco nonché dello stress del live. Poi abbiamo fatto grossi passi nella composizione dei brani, grazie anche alla voglia di rimetterci in gioco e a collaborare con persone che hanno punti di vista diversi dai nostri sia in campo artistico che stilistico. Spaziare su più fronti e non attaccarci a un canone è sempre stata una nostra caratteristica ma anche un nostro limite.
Col precedente EP “Babele” (2010), disco piuttosto complesso e di conseguenza anche più ostico, abbiamo chiuso un percorso di parecchi anni legato a diversi componenti. Con “Uomo nuovo”, grazie anche alla collaborazione con Matteo Dainese, siamo riusciti a raggiungere una maggiore linearità arrivando in maniera più diretta a chi ci ascolta.

Tanti anni passati a suonare insieme, quanto è importante il feeling umano e artistico per sviluppare un progetto artistico?
È essenziale. Il primo collante è la passione per la musica che continua ad esserci anche se gli anni passano. Poi naturalmente l’amicizia quasi famigliare, l’unità e la voglia di decidere insieme sono sempre stati un collante decisivo sia nei momenti più belli che in quelli più difficili. Tanti amici quando ci conoscono più a fondo non temono a descriverci più come collettivo che “gruppo” nel senso comune del termine.

Intensa attività live. Volete parlarci dell’esperienza in Bosnia Erzegovina?
Siamo riusciti ad fare un piccolo tour in Bosnia grazie all’organizzazione di alcune amiche che in quel periodo vivevano là ed all’ospitalità di alcuni ragazzi del posto. La cosa che più c’è rimasta impressa è il calore della gente, dei giovani che dopo aver attraversato il periodo così nefasto della guerra avevano voglia di divertirsi, di ritornare a vivere.
Il live al centro sociale Abraševic di Mostar (col muro ancora crivellato dai proiettili) è stato memorabile. Qui in Italia la gente fa fatica a muovere il culo per andare ad ascoltare una band originale, e in quella situazione di disagio e ancora con le ferite aperte per i bombardamenti quei ragazzi hanno partecipato in maniera coinvolgente, è stato veramente una bella esperienza. Gente di cuore, che va oltre ad ogni appartenenza religiosa e politica.
Così anche a Banja Luka…vedere ragazzi che ballano e saltano mentre ti esibisci senza che nessuno conosca chi sei ti dà una grande spinta emotiva per continuare a fare musica…
Decisamente posti in cui ci piacerebbe risuonare.

Adesso entriamo del dettaglio: nel mese di maggio è uscito il vostro nuovo disco.
La prima cosa che vi chiedo è correlata ovviamente al titolo dell’album. Perché UOMO NUOVO?
“Uomo nuovo” è il coro ossessivo che accompagna il singolo “Buco di Pietra”.
Ma è anche l’idea portante dell’intero disco, ad indicare la voglia di descrivere la vita dell’uomo di oggi come tanti pezzetti che vanno a comporre un unico puzzle.

Quanto tempo avete impiegato per la realizzazione del disco?
Dal primo embrione al CD stampato ci sono voluti un paio d’anni.
Sembra un’eternità, ma purtroppo non lo facciamo di mestiere, e avendo a che fare con la routine del comune lavoratore/precario le ore e le risorse che abbiamo a disposizione vanno inevitabilmente dilazionate nel tempo.

Qualche curiosità su quello che è successo durante le registrazioni?
Beh, basso e batteria li abbiamo registrati al Mushroom Studio, in mezzo ai boschi della pedemontana pordenonese; un bellissimo casolare che durante la notte si è trasformato in una bisca di Risiko in mezzo a bottiglie e fumi di ogni genere.
Le dimore Dainese hanno poi regalato un bel bestiario: l’Artura (gatta altezzosa e permalosa) che decretava coi suoi miagolii l’OK per i suoni di chitarra e il simpatico Loreto (pappagallo curioso) che è stato di gran compagnia durante i provini di voce… c’è stato di che divertirsi!!

Quali sono le cose di cui andate fieri di questo nuovo album?
Siamo sicuramente soddisfatti del risultato generale del lavoro considerando le risorse a disposizione. Chiaro che poi riascoltando il disco ci sono passaggi, dettagli che vorresti aggiungere o magari ritoccare, ma sono finezze. E di certo l’energia e l’impegno che ci abbiamo messo per vedere poi questo risultato è la massima soddisfazione che si possa avere. La musica è  sacrificio, tempo, impegno e di certo in questo non ci siamo tirati indietro.

Invece, come è nata l’idea della copertina di UOMO NUOVO?
In realtà la foto risale a molto tempo prima dell’idea del disco, ed è uno scatto “rubato” ad un bimbo che gioca durante una grigliata tra amici. Da subito ci ha colpiti lo sguardo a metà tra la provocazione, la timidezza e la paura rappresentata dalla pistola.
A distanza di anni quest’immagine ci è sembrata identificare bene il concetto di “Uomo nuovo” con uno sguardo alle nuove generazioni, alle loro ansie e all’incertezza del loro futuro in un grande “tutti vs tutti”.

‘Buco di pietra’ è il singolo che ha lanciato in radio il nuovo disco. Che atmosfera si respira nel videoclip?
È l’atmosfera claustrofobica respirata da chi si trova ingabbiato all’interno di un mondo virtuale. L’illusione di una vita che non è vita, un individuo apatico bloccato in 4 mura asettiche il cui unico scopo sono le apparenze e il tenersi al passo con il conformismo di massa.
Naturalmente non è un’accusa indiscriminata verso i social network (anche noi d’altronde ne facciamo uso), ma un tentativo di auto-osservazione per evitare di perdere il controllo della propria identità.
In questo passaggio tra il bianco e il nero, assieme la regista Diego Caponetto, abbiamo voluto rimarcare che c’è sempre una via d’uscita ma bisogna essere capaci di riconoscerla.
Quindi andate fuori a dare un’occhiata al cielo!! 

Ultima domanda prima di salutarci. Quali saranno i vostri prossimi impegni?
Sicuramente adesso dobbiamo promuovere il più possibile questo disco anche grazie alla collaborazione con l’ufficio stampa Cococi.Parallelamente procede l’attività live che speriamo di riuscire a mantenere intensa.Abbiamo anche in cantiere un nuovo video per l’autunno.

Siamo arrivati a fine intervista. Grazie agli Alba Caduca per essere stati ospiti su Radio Web Italia
Grazie a voi per averci ospitati!

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