Home | Dischi & Novità | Hindi Zahra: ‘Homeland’ il secondo album. Un viaggio tra ritmi e suoni del mondo
Hindi Zahra

Hindi Zahra: ‘Homeland’ il secondo album. Un viaggio tra ritmi e suoni del mondo

Homeland è il nuovo album di Hindi Zahra dopo l’esordio del 2010 con Handmade, acclamato a livello internazionale da pubblico e critica. Allora, Zahra venne definita la “Patti Smith nord africana”, paragonata a Billie Holliday e “Handmade” descritto come “folk elementare e ipnotizzante, un blues del deserto con un twist afro-americano”.

Dopo la pubblicazione, Hindi Zahra era partita in tour, suonando oltre 400 date nei 5 diversi continenti, prima di tornare nella sua terra natia, il Marocco. “Homeland” è la storia di quello che è successo dopo – e il nuovo capitolo di questa artista. Come dichiara lei: “Homeland” è la mia storia”.

“Pensavo di registrare un album marocchino” dice “Il Marocco è strano, è in mezzo a tutto, in mezzo tra le Americhe e l’Europa. Tutto arriva lì: India, Medio Oriente, Africa, Asia. La mia strana patria è un centro. Lì c’è tutto, il deserto, le montagne, l’oceano, il freddo, il caldo, il Mediterraneo e l’Atlantico”. Più che rimandare ai suoni del suo Paese e alla sua vita senza confini, “Homeland” è alla fine anche un diario.

“Quando ho finito di girare in tour due anni e mezzo fa, ero davvero stanca e continuavo ad andare avanti e indietro dal Marocco” spiega “ho passato un mese nella campagna e pensato che se mi fossi fermata più a lungo avrei potuto aspettare con calma che le cose mi arrivassero, senza affrettarmi. Volevo calmarmi, in solitudine”.

Hindi trova un rifugio “Era a tre ore da Marrakesh, tra Agadir e Essaouira, nelle montagne” ricorda “C’erano alcune famiglie intorno. All’inizio ero una straniera, alla fine una di loro. Hai le montagne e l’oceano, due elementi molto potenti. Il posto era di fronte all’oceano, la natura è la principale fonte d’ispirazione. Ti svuota la mente, ispira la contemplazione. Ti trovi a confrontarti con la vera essenza, gli elementi, che è quello di cui sono fatta. Volevo scoprire di cosa sono fatta e dare un senso a tutto quello che faccio”.

Una volta trovato il poto giusto dove fermarsi, ha aspettato che la musica arrivasse. Aveva con sé le sue chitarre e dipingeva, come ha sempre fatto. La musica la spinge verso la pittura, la pittura la spinge verso la musica.

Per Hindi Zahra la musica “è come un puzzle. Scrivo i testi, registro le percussioni, le chitarre e arriva la melodia. Quando la melodia arriva con la chitarra, prendo i testi che ho scritto, magari quattro frasi. E a quel punto la melodia inizia a raccontare la storia della canzone”.

Le parti del puzzle includono le radici berbere della Zahra, la musica del Brasile, di Capo Verde, l’India e l’Iran. Tutto si miscela insieme, proprio come lo stesso Marocco unisce in sé il mondo.

I ritmi sono il punto di partenza. “E’ come il cammello, uno splendido animale” dice ridendo “Ha il suo ritmo, ma il suo è un ritmo potente. Volevo quel ritmo. Sono ossessionata dalle percussioni. Ho ascoltato un ritmo di Capo Verde e volevo capire come sarebbe suonato con la Shabia, il tradizionale suono popolare marocchino. Ascolto Animal Collective, José González, hip-hop, Tinariwen e la musica tibetana.”

Una volta pronta, Hindi Zahra ha iniziato a collaborare con Rhani Krija, il percussionista marocchino che ha lavorato anche con artisti quali Holger Czukay e Sting. Krija ha portato i suoi strumenti collezionati in giro per il mondo e Zahra ha registrato il tutto. Che fossero all’aperto o in studio, tutti i suoni sono stati catturati. “Homeland” è anche il diario di come l’album ha preso vita.

Le undici tracce sono state registrate a strati: in un riad in Marocco, a Cordoba con dei musicisti gitani spagnoli e in uno studio nel centro di Parigi. Zahra ne è autrice, arrangiatrice e produttrice. “Sono stata coinvolta moltissimo da questa auto-produzione” dice “Ma non ci sono state pressioni. Non l’ho pensato come un progetto, l’ho pensato da scrittrice. Per me, fare un album è come scrivere un libro”.

Nonostante le storie di “Homeland” siano le sue, toccano ovviamente altre persone e luoghi. Questa è la vita e il mondo di Zahra.

“Any Story” racconta “è la storia dei miei antenati. Mia nonna. Anche mio nonno. E’ quello che mi dicevano, il modo in cui ho recepito i loro insegnamenti e quello che ho scoperto alla fine essere vero. La loro saggezza nell’essere onesti con se stessi”

“Homeland” contiene inoltre “Un Jour” (One Day), il suo primo brano in francese. Un’eco delle classiche riflessioni di Françoise Hardy, “Un Jour” evoca un mondo dove l’amore ha un sapore agro-dolce, dove il tempo inevitabilmente passa dopo aver incrociato i ponti di Parigi e danzato per celebrare l’amore.

“E’ arrivata così” racconta del brano “E’ ispirata dalla Francia, è la storia d’amore che volevo raccontare. Succede così a Parigi, per cui il modo in cui volevo raccontare questa storia doveva essere in francese.”

Un brano fondamentale apre “Homeland”: “To The Forces” è stato registrato con il chitarrista Tuareg Bombino (Omara Moctar). Questa è Hindi Zahra al suo massimo. Le percussioni, la chitarra di Bombino e la sua voce intensa si armonizzano come le correnti d’aria vorticose all’ interno di una tempesta, “To The Forces” è ipnotica.

“Riflette il periodo passato con la popolazione delle montagne. Sono orgogliosi della loro situazione e del loro potere osservare sia le montagne che l’oceano. La natura è così grande, commuove chiunque sia disposta a guardarla. C’è un potere nella natura e nel silenzio, ti senti vicino al cielo. Loro hanno trovato il loro potere.”

“Homeland” ha poi una seducente bellezza che trascina “Puoi entrare in una canzone e viaggiare con lei. Con “La Luna” ho deciso di partire da Cuba e arrivare al Mali. La mia fantasia è che la gente possa viaggiare attraverso la mia musica”.

“Can We Dance” porta l’album e gli ascoltatori in America Latina. Con influenze che sanno di Bossa Nova, la Zahra chiede romanticamente se lei può “be the one who sets the fire in you.” Irresistibile e vivace, “Can We Dance” fa muovere i piedi e il cuore.

L’esotica, mutevole e sinuosa “The Blues” mostra come l’amore possa allontanare la tristezza. “Un cuore fatto di amore puro non morirà mai” spiega lei, che a sua volta ha affrontato un viaggio.

Oltre alla musica e alla pittura, ha recitato per la prima volta in due film: “Il Padre” (The Cut) di Faith Akin e “Itar el-layl” (The Narrow Frame of Midnight) di Tala Hadid. Se le si parla di recitazione, dice ridendo “E’ come quando non sai nuotare, ma ti butti nell’ acqua. E’ folle! Come avrei potuto dire di no?”

Ma al suo centro resta ancora la musica, e presto vedremo Zahra suonare “Homeland” dal vivo sul palco. Il suo mondo, la sua terra, il suo viaggio – ora sono anche nostri.
Tracklist

1 – To the Forces
2 – Silence
3 – Any Story
4 – Un jour
5 – Can We Dance
6 – La Luna
7 – The Blues
8 – Broken Ones
9 – Dream
10 – Cabo Verde
11 – The Moon Is Full

Iscriviti alla Newsletter (16712)

 

Guarda anche...

Hindi-Zahra

Live Rock Festival: terza giornata con Ghostpoet e Hindi Zahra

Il Live Rock Festival di Acquaviva (Siena) entra nel vivo domani, venerdì 9 settembre, con …

Medimex

Medimex, 50mila presenze per la quinta edizione

Si chiude con 50mila presenze la quinta edizione del Medimex, il salone dell’innovazione musicale organizzato …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

'