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Hindi Zahra, giovedì 28 ottobre in concerto a Roma

Dopo il successo di Milano, sbarca a Roma per la prima volta, Hindi Zahra, giovedì 28 ottobre all’Auditorium Parco della Musica e il giorno successivo sarà in showcase al Medimex di Bari.

Homeland è il nuovo album della cantautrice franco-marocchina, dopo l’esordio del 2010 con Handmade, acclamato a livello internazionale da pubblico e critica.

Come dichiara la songwriter : “Homeland è la mia storia. Pensavo di registrare un album marocchino” dice “Il Marocco è strano, è in mezzo a tutto, in mezzo tra le Americhe e l’Europa. Tutto arriva lì: India, Medio Oriente, Africa, Asia. La mia strana patria è un centro. Lì c’è tutto, il deserto, le montagne, l’oceano, il freddo, il caldo, il Mediterraneo e l’Atlantico”. Più che rimandare ai suoni del suo Paese e alla sua vita senza confini, “Homeland” è alla fine anche un diario.

“Quando ho finito di girare in tour due anni e mezzo fa, ero davvero stanca e continuavo ad andare avanti e indietro dal Marocco” spiega “ho passato un mese nella campagna e pensato che se mi fossi fermata più a lungo avrei potuto aspettare con calma che le cose mi arrivassero, senza affrettarmi. Volevo calmarmi, in solitudine”.

Hindi trova un rifugio “Era a tre ore da Marrakesh, tra Agadir e Essaouira, nelle montagne” ricorda “C’erano alcune famiglie intorno. All’inizio ero una straniera, alla fine una di loro. Hai le montagne e l’oceano, due elementi molto potenti. Il posto era di fronte all’oceano, la natura è la principale fonte d’ispirazione. Ti svuota la mente, ispira la contemplazione. Ti trovi a confrontarti con la vera essenza, gli elementi, che è quello di cui sono fatta. Volevo scoprire di cosa sono fatta e dare un senso a tutto quello che faccio”.

Una volta trovato il poto giusto dove fermarsi, ha aspettato che la musica arrivasse. Aveva con sé le sue chitarre e dipingeva, come ha sempre fatto. La musica la spinge verso la pittura, la pittura la spinge verso la musica.

Per Hindi Zahra la musica “è come un puzzle. Scrivo i testi, registro le percussioni, le chitarre e arriva la melodia. Quando la melodia arriva con la chitarra, prendo i testi che ho scritto, magari quattro frasi. E a quel punto la melodia inizia a raccontare la storia della canzone”.

Le parti del puzzle includono le radici berbere della Zahra, la musica del Brasile, di Capo Verde, l’India e l’Iran. Tutto si miscela insieme, proprio come lo stesso Marocco unisce in sé il mondo.

I ritmi sono il punto di partenza. “E’ come il cammello, uno splendido animale” dice “Ha il suo ritmo, ma il suo è un ritmo potente. Volevo quel ritmo. Sono ossessionata dalle percussioni. Ho ascoltato un ritmo di Capo Verde e volevo capire come sarebbe suonato con la Shabia, il tradizionale suono popolare marocchino. Ascolto Animal Collective, José González, hip-hop, Tinariwen e la musica tibetana.”

Le undici tracce sono state registrate a strati: in un riad in Marocco, a Cordoba con dei musicisti gitani spagnoli e in uno studio nel centro di Parigi. Zahra ne è autrice, arrangiatrice e produttrice. “Sono stata coinvolta moltissimo da questa auto-produzione” dice “Ma non ci sono state pressioni. Non l’ho pensato come un progetto, l’ho pensato da scrittrice. Per me, fare un album è come scrivere un libro”.

Nonostante le storie di “Homeland” siano le sue, toccano ovviamente altre persone e luoghi. Questa è la vita e il mondo di Hindi Zahra.

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