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La Campana di Rovereto festeggiati i 90 anni conserva la storia dei Comuni italiani

“Maria Dolens” è il toponimo della Campana di Rovereto che nella giornata di ieri ha festeggiato il suo 90° anniversario.
La storia tramanda che nella mattina di domenica 4 ottobre 1925, era presente anche il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, nel momento in cui sul bastione Malipiero del Castello di Rovereto la Campana si mosse per la prima volta e fece risuonare nell’aria il suono, poi diventato sinonimo di pace tra i popoli. L’enorme campana era stata ideata alcuni anni prima dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro con l’intento di onorare i caduti di tutte le guerre e per invocare fratellanza tra le nazioni del mondo intero.
L’anno precedente, prima, il 30 ottobre 1924, era stata fusa a Trento con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni che parteciparono al primo conflitto mondiale, e, il 24 maggio 1925, venne battezzata a Rovereto con il nome di Maria Dolens.
La Campana è stata ritenuta la più grande che suoni a distesa, ha un’altezza di metri 3,36, un diametro di metri 3,21, il peso di 160 quintali ed il battaglio di kg. 600. All’inizio non le corrispondeva il suono voluto, e perciò la Campana venne rifusa a Verona il 13 giugno 1939 e quindi ritornò a Rovereto il 26 maggio 1940 per riprendere la sua alta missione di pace e di fratellanza universale.
Ieri, a testimonianza del significativo evento ha avuto luogo il convegno organizzato con il patrocinio dell’Anci e del Consorzio dei Comuni trentini. All’incontro intitolato “Una bussola per la pace nel mondo” hanno preso parte una serie di relatori, tra i quali, Ugo Rossi, Governatore del Trentino, Nawel Rafik Elmrin, Vicesindaco e Presidente del Club di Strasburgo ed il Presidente del Consiglio Nazionale della Anci, Enzo Bianco.
Nella mattinata di oggi, domenica 4 ottobre, secondo il calendario organizzativo, è previsto lo scoprimento della statua realizzata dallo scultore Luciano Capriotti, benedetta nei giorni scorsi in Vaticano da Papa Francesco, e l’inaugurazione del nuovo percorso espositivo creato dall’artista Paolo Aldi, negli spazi interni ed esterni della Fondazione.
La storia della Campana, fra l’altro, si accosta alle vicende di diversi Comuni italiani che a ridosso degli anni ’40 parteciparono anche con un certo impegno al finanziamento dell’opera pubblica, in un momento in cui la guerra appariva ancora distante. Ebbene, in questo ambito, fa fede la delibera podestarile del Comune di Sabaudia, inaugurato nel 1934 nell’Agro pontino, in conseguenza della scelta effettuata dall’allora Commissario Prefettizio Umberto Greco, che approvò la concessione di contributo di lire 100, a seguito della richiesta del Presidente per la reggenza della Campana dei Caduti.
In quel periodo, per la realizzazione dell’opera è certo l’intervento di altri Comuni che furono coinvolti in questo esemplare esempio di pacificazione sociale e in proposito, ai fini di un’adeguata conoscenza storica, sarebbe interessante valorizzare il quadro complessivo.
In aggiunta all’avvenimento del 3 ottobre, sul colle di Miravalle è stato lanciato un appello per creare una rete europea di comuni solidali per l’accoglienza dei migranti. Sottoscritto un documento dai comuni di Catania, Rovereto e Strasburgo, che ribadisce la responsabilità e il ruolo dei comuni in quest’esodo che traccia un nuovo profilo al volto dell’Europa.

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