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Le suggestioni folk di Josh T. Pearson, il cantautore texano in concerto a Firenze

“Compelling” per The Mirror, “America’s lost genius” per Mojo, “Stone cold masterpiec” per Uncut…

Gli elogi si sprecano quando in ballo c’è Josh T. Pearson, cantautore di culto della scena americana, in concerto con la sua chitarra sabato 31 ottobre allo Spazio Alfieri di Firenze (ore 21 – biglietto 15 euro – prevendite www.mailticket.it, www.boxofficetoscana.it, www.ticketone.it) nell’ambito del tour che lo riporta in Italia a qualche anno dall’ultima esibizione.

Storia movimentata e stile cristallino, come si addice ad un songwriter di razza. Riavvolgete il nastro di una quindicina d’anni. A Denton, in Texas prendevano forma i Lift To Experience, formazione di breve vita ma di enorme impatto nei circuiti alt-rock d’Oltreoceano.

Robin Guthrie della Bella Union li vide quasi per caso al South By Southwest Festival di Austin e nel giro di un amen li mise sotto contratto.

Come non ricordare quel gioiello di “The Texas Jerusalem Crossroads”, unico doppio album di un gruppo che incrociava direttive rock-noise e testi sacri ispirati alla Bibbia e all’amor di patria.

Tutto o quasi ruotava intorno alla chitarra di Josh T. Pearson, allo stesso tempo lieve e bulimica di effetti. Per lui arrivarono successo e notorietà, ma Pearson non era pronto ad affrontarli: troppo puro e integralista per accettare di lasciarsi strumentalizzare come merce, di vedere le sue parole di fede storpiate per scalare le classifiche indie.

Così fece perdere le tracce, passò un po’ di tempo a fare l’inserviente in una chiesa sperduta nel cuore del Texas e infine si trasferì a Parigi. Ma è a Berlino, nel 2010, che finalmente rompe il silenzio e registra il primo disco solistico, “Last of the Country Gentlemen”, un successo che riaccende l’attenzione e lo rilancia sulla scena internazionale.

Disco notturno e di un’intimità estrema: la voce sofferta di Josh, la sua chitarra graffiante e qua e là un tocco gelido di violino e di pianoforte sono gli strumenti per raccontare il dolore profondo di un uomo che ha perso la fede in Dio e nell’amore.

Apre il concerto Calvin Lebaron, un “baroque cowboy melody maker”, come lo stesso ama definirsi.

Per intenditori. Che sicuramente non mancano.

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