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‘Real Fake Music’: intervista agli Slaves of Love and Bones

Il fascino del Moderno e dell’(ancora) inesplorato stimola gli Slaves of Love and Bones ad immergersi nello straordinario mondo dell’Elettronica.

Sequencer, campionamenti, pad, synth,macchine di ogni genere dividono la scena con sonorità di stampo Rock caratterizzate da tempi serrati e vorticose modulazioni armoniche.

In occasione della pubblicazione del disco ‘Real Fake Music’ uscito lo scorso 6 novembre, abbiamo raggiunto Luca Criscuoli (voce) degli Slaves of Love and Bones per scambiare quattro chiacchiere sul loro lavoro, sul video del singolo ‘The Endless and Beautiful Forms’ e tante altre curiosità solo per Radio Web Italia.

Ciao ragazzi e benvenuti su Radio Web Italia!
Il progetto nasce agli inizi del 2013, nel cuore della città di Avellino. Come sono cambiati gli Slaves of Love and Bones dal loro esordio ad oggi?
Dall’esordio ad oggi molte cose sono cambiate, dentro ed intorno a noi. Innanzitutto la band ha intrapreso una nuova ricerca musicale, un modo diverso di concepire e strutturare le canzoni. Sono cambiate le sonorità, è cambiata la lingua dei testi. Inoltre, prima che cominciassimo a pensare a “Real Fake Music”, la band si è arricchita di un nuovo componente. Esistono ancora tracce del vecchio “stile” da cui, però, non prendiamo le distanze, non lo rinneghiamo, anzi siamo molto legati a quella prima esperienza che ci ha aiutati a maturare le scelte che oggi si possono ascoltare nel disco.

Slaves of Love and Bones: come è nata l’idea di questo nome?
In nome della band viene da lontano, ha una radice filosofica ed una matrice antropologica che ne spiegano il senso e la funzione. Il nome per una band è importante e “Slaves of love and bones” è ciò che noi sentiamo di essere, è la sintesi di un concetto universale. AMORE e MORTE quali porte di ingresso e di uscita dall’esistenza. AMORE e MORTE, e poi l’uomo che si sposta sul sentiero della propria vita senza poter MAI prescindere da queste due certezze di cui è, quindi, eternamente SCHIAVO.

Cosa pensate del panorama musicale italiano?
Su questo argomento si potrebbero versare fiumi d’inchiostro tanta è la complessità che lo contraddistingue. I cardini del SISTEMA MUSICA in Italia sembrano essere saltati, c’è confusione, poca attenzione, pochi investimenti sulla ricerca, poco coraggio. Apparentemente non manca l’offerta, ci sono molte band valide ma resta l’ostacolo principale: a quante di esse viene data l’opportunità concreta di emergere? Lo scenario indipendente è mortificato dalle scelte MAIN-STREAM delle Radio e dei professionisti del settore, indirizzate univocamente ai “PRODOTTI DI RAPIDO CONSUMO” sfornati (in serie) dai talent-show. Molta musica di qualità prodotta in Italia non si potrebbe ascoltare se non ci fossero i circuiti indipendenti (web radio, fanzine, blog, coraggiose label) a fare il lavoro sporco.

Che difficoltà avete avuto nel trovare il vostro spazio?
Si lega alla domanda precedente. Lo spazio è “occupato”. Le Radio nazionali, quelle più conosciute, mandano in rotazione sempre la stessa musica, seguendo le imposizioni delle Major e delle produzioni “importanti”. Lo spazio te lo devi guadagnare cercando di suonare il più possibile, farti conoscere attraverso i live, nei locali, nei festival. Ma devi essere fortunato e cocciuto, devi insistere e creare feedback positivi sperando che il pubblico ti intercetti attraverso le piattaforme “classiche” presenti nel web. Se cerchi un Booking è facile che ti rispondano: “Bel progetto ma noi lavoriamo per band già un po’ conosciute”. Mi domando: se non trovo le serate (il booking a questo servirebbe!) come faccio a diventare quel “po’” ? Pertanto bisogna insistere, senza sgomitare, essere convinti che quello spazio ce lo stiamo meritando e prima o poi si spalancherà dinanzi a noi.

Entriamo nel dettaglio della vostra musica: il 6 novembre è uscito REAL FAKE MUSIC. Raccontateci un po’ come è nato e quali sono i temi trattati.
“Real fake music” è incentrato sul concetto del paradosso, fin dal titolo questa intenzione è evidente, manifesta. Il paradosso che è alla base delle contraddizioni che investono tutti i campi dell’esistenza. Le canzoni sono sette di cui una è la cover del brano “Everyday” di Buddy Holly, che apre il disco. Potremmo considerarlo un piccolo concept, che tocca argomenti sensibili, una fotografia dello stato dell’arte, uno sguardo attento ai fatti, alle cause che determinano le scelte umane. È certamente un disco intimista, che si nutre di sentimenti contrastanti ma mai palesati in forme scontate ed unidirezionali. La questione semantica è fondamentale: è caratteristica voluta rendere la parte testuale “aperta” all’interpretazione, nessun significato è certo se non quello che ognuno riesce a leggerci.

Non ci sono giudizi, né esistono pregiudizi, c’è l’amarezza del musicista che lotta per affermarsi (Show), c’è la visione profetica ed ineluttabile dell’evoluzione e delle azioni umane (A final solution). Ci sono i ricordi di un’infanzia smarrita nelle sofferenze della vita (Answers). Si parla di bellezza e di cecità (The endless and beautiful forms). C’è il teatro, le maschere che indossiamo ogni giorno e che servono a nascondere i nostri limiti, la nostra immagine sbiadita, quasi invisibile. Una piccola particolarità, involontaria al momento della scelta dei titoli delle canzoni: se leggi in sequenza la track-list ne viene fuori una frase che può essere considerata il senso profondo del disco.

Parlando del disco fisico possiamo dirci pienamente soddisfatti del lavoro svolto da Giuseppe D’alessandro che è l’autore degli scatti per la copertina e per l’interno e da Michelangelo Di Gisi che ha curato l’impaginazione, il lettering e la grafica del disco. Un pensiero particolare alla deliziosa modella che ha posato per la cover, la cara amica Sara Sellitto.

In quanto tempo è maturato REAL FAKE MUSIC?
Dal momento in cui è maturata l’esigenza di una modificazione della nostra musica, di nuove sonorità, nuovi approcci, nuovi esperimenti, il passo è stato breve, coscientemente veloce. Il disco è il frutto di sei mesi di lavorazione in sala prove. Non è stato facile ma certamente molto stimolante, soprattutto perché la svolta musicale è coincisa con l’inizio della collaborazione con l’etichetta I MAKE RECORDS che co-produce il disco.

Il brano ‘The Endless and Beautiful Forms’ è accompagnato da un video diretto da Walton Zed. Che atmosfera si respira in questo videoclip?
La scelta del singolo di lancio è sempre difficile. Scegliere quello che potrebbe meglio rappresentare e sintetizzare l’intero progetto, quello più adatto ad un video clip. “The endless and beautiful forms” ci è parso il più indicato ed efficace. Ci siamo avvalsi della regia di Walton Zed perché ci ha convinto la sinergia immediata, la disponibilità all’ascolto, la capacità di comprendere a fondo il significato ed il senso che volevamo dare attraverso la musica e le immagini del video. Crediamo che il risultato sia stato molto buono e tutte le persone coinvolte sono state all’altezza del compito. Raccontare la bellezza, la sua molteplicità e il distacco da essa non era impresa facile. Speriamo di esserci riusciti.

Quali saranno i vostri prossimi impegni?
Stiamo cercando di mettere su un piccolo tour promozionale, stiamo inondando di mail redazioni e locali, aspettiamo che ci rispondano, che ci scoprano. Nell’immediato abbiamo in programma alcune serate in Campania e stiamo pianificando un release “spettacolare” nella nostra città durante le festività natalizie. Insomma è tutto work in progress.

Per concludere la nostra intervista tre buoni motivi per acquistare REAL FAKE MUSIC!
Motivo 1): tra poco è Natale e il disco costa poco. C’è crisi. Motivo 2): c’è sangue vivo dentro. Motivo 3): sono sette canzoni che si fanno ascoltare e c’è una bella foto interna tutta da (s)coprire.

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