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Intervista a Teta Mona per l’uscita di ‘Sheena’ EP

E’ uscito il 15 gennaio ‘Sheena’, un originale lavoro discografico che nasce dalla collaborazione tra Teta Mona e Prince Jaguar, due musicisti di Altamura noti nella scena indipendente per ragioni e percorsi diversi ma accomunati da una stessa matrice sonora che, quasi in naturale evoluzione.

Prodotto, registrato e mixato da Prince Jaguar, l’EP è scritto a quattro mani: Teta ha curato i testi e le melodie mentre Prince Jaguar ha scritto le parti strumentali e suonato ogni strumento ad eccezione dei fiati, affidati a Nanni Teot.

Le basse frequenze sono l’anima, i medio bassi ed i medio alti il ritmo e gli acuti sono l’ipnotismo ,questa la magia del dub e questa l’ essenza di questo lavoro. I pezzi suonano con frequenze di bassi che scendono dove l’orecchio umano non può sentire, ma che il corpo percepisce.

In occasione della recente uscita, abbiamo intervistato Teta Mona tra curiosità e progetti futuri.

Ciao Teta e benvenuta su Radio Web Italia! Come è avvenuto il tuo incontro con la musica?
Ciao e grazie per avermi invitata.
Il mio incontro con la musica è avvenuto con il pianoforte del 1900 nella mia casa paterna. Mozart e Bach i miei primi veri maestri. Ho imparato a suonare lo spartito di “Maple Rag Leaf “ di Scott Joplin da sola a 9 anni, perché mi piaceva troppo e il mio maestro di piano era fissato solo sul solfeggio.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo stile?
Il mio stile… Ma quale dei tanti? 
Restringendo il campo al mio ultimo anno di produzione, credo che Bob Marley sia stata la vera fonte di pura forza creativa. Ho approfondito e studiato a fondo la cultura della mia terra e l’influenza che la Jamaica ed il reggae/dub degli anni 80 – attraverso la cultura sovversiva del punk inglese – ha avuto qui da noi al Sud.

Ho cominciato a studiare pianoforte da piccola, canto e batteria verso i 20 anni anni, a Bari, mentre studiavo Letteratura Straniera ( Inglese e Portoghese ) all’università . Amavo Billie Holiday , Elis Regina e Astrud Gilberto, ma anche Jennifer Lara, le I Threes, Erikah Badu, Lauren Hill e,Jill Scott ed Notorius B.I.G è tra le maggiori influenze di quei tempi . In generale però il roots-reggae e la bossanova era ciò che amavo cantare maggiormente. E poi arrivarono gli Strokes, che in quel periodo erano usciti con “Is This It” e con loro sono riuscita a risalire a tutto quello che c’era dietro di loro, ovvero puro scopiazzamento del’underground degli anni 60/70 (ma dopo aver scoperto i Velvet Underground e gli Stooges… addio agli Strokes! ) Nel frattempo però, ero corista/groupie di una band hip hop chiamata Casa Del Fico che si appoggiava all I&I ( primo grande sound system autocostruito in stile jamaicano, che in quegli anni ospitava i 99 Posse, Neffa, Militant P ecc ). In quel periodo Casa Del Fico aveva firmato un contratto discografico con la Virgin Records. Ho avuto modo di vedere un po come stava andando la discografia italiana e non mi piaceva per niente… Le cose non andarono bene, la band si disgrega, io mi laureo e prospettive di lavoro quasi piu basse di adesso, finalmente riesco a trasferirmi a Londra ,nonostante un esercito di familiari contrari a tutto ciò.

Una volta in Inghilterra ho approfondito il mio amore indiscusso per il Jazz nonostante suonassi musica “pop noise psichedelico” in una band di gas masks ,stage diving e distruzione sistematica del drum-kit alla fine di ogni concerto (Screaming Tea Party)…Ma amavo molto e amo la psychedelia ,il folk psichedelico , il krautrock e il rock progressivo dei Soft Machine. Ho avuto una forte ossessione per gli Os Mutantes e per i Love , Syd Barrett , Kevin Ayers , Jim Sullivan, Vashti Bunyan , Linda Perhacs e Karen Dalton e potrei stare qui ore a parlare dell’influenza del delta blues sulle mie composizioni. Il cantautorato è sempre stata la mia vera passione e forse l’unico vero talento che ho…. Studiare i veri cantautori andando a ritroso nel tempo attraverso i miei studi mi ha resa quella che sono adesso. New York è stata fondamentale per questo.

Tre aggettivi per definire la tua musica?
Introversa. Cruda. Ballerina.

Venerdì 15 gennaio è uscito il tuo primo EP solista dal titolo Sheena. L’esperienza musicale acquisita tra Londra e New York , quanto ha inciso sulla produzione del progetto?
La mia esperienza mi ha insegnato che non si può essere altro da quello da cui si proviene. Io sono Italiana e sono anche molto fiera di esserlo. Non posso restituire all’universo qualcosa di solido e duraturo, se manca di radici vere. Fino ad ora ho sempre collaborato a progetti internazionali, ho suonato strumenti per gli altri e mi sono divertita a collaborare con diverse realtà. Per il mio primo progetto in Italia ho deciso di fare la musica da cui provengo e con cui sono cresciuta e a cui devo tutto. Questo non vuol dire necessariamente che farò dub da ora in poi e in eterno o che mi metterò a cantare in italiano o dialetto cambiando completamente me stessa. Io ho fuso il mio cantautorato con un genere prevalentemente ipnotico e ripetitivo ,che è il presupposto primario del mio scrivere. E’ stato così naturale… Ho voluto onorare la memoria della mia terra e delle mie origini. E senza le mie esperienze a Londra e New York non credo ci sarei mai riuscita.

Come è nata la collaborazione con Prince Jaguar?
Paolo ha avuto la capacità e la grande intelligenza di capire cosa volevo istantaneamente. Ho scelto di collaborare con lui perché è completamente fuori da tutti gli schemi che uccidono la musica e perché è rimasto libero e sempre fedele alle sue origini. E’ un bassista mancino che suona con la mano destra, ho dovuto confrontarmi con qualcuno di profondamente genuino ed originale per ottenere il suono che desideravo, e il suo modo di essere ha ispirato gran parte di questo lavoro.

Come è nato, invece, il titolo dell’ EP. Perchè Sheena?
Sheena è la versione gaelica di Jane, la regina della giungla ,che in ebraico vuol dire “dono di Dio”. Sheena è l’ alter ego/amica immaginaria. Una guerriera sulla zebra che ha il dono di dare la pace e di poter esprimere perfettamente quello che sente attraverso un linguaggio comprensibile da chiunque.

Tra le 4 tracce dell’ EP, c’è un brano a cui sei particolarmente affezionata?
Mi piace Rude Boy. Rude Boy è una subcultura che si è sviluppata agli inizi degli anni sessanta in Giamaica, è slang giamaicano, letteralmente significa ragazzo rude, grezzo. Di strada. Il culto rude boy è per definizione sostenitore della tipica musica giamaicana, ovvero ska rocksteady e reggae.. Rude Boy era Bob Marley. La mia “Rude Boy “ e’ ambientata in una dance hall che non ha mai fine, il Rude Boy è l’amore ma anche la rovina , nel solitissimo clichet dell’amore malsano che brucia e distrugge. Mi piace giocare con il fuoco.

Che atmosfera si respira durante i tuoi live?
Quando suono folk da sola mi piace godere del totale silenzio, dopo qualche esperienza in pub e grandi mangiate mentre io butto l’anima a totali cafoni sconosciuti, ho capito di lasciare il folk al pubblico inglese, o a rarissimi esempi di locali italiani dediti SOLO alla musica. Con Prince Jaguar invece suoniamo sui Sound System la notte e le emozioni sono indescrivibile sia per il supporto che riceviamo dal pubblico sia per la potenza dei bassi che mi spacca il cuore..

La settimana scorsa ho aperto un evento della P.F.M ( Premiata Forneria Marconi ) al teatro Mercadante di Altamura, eravamo in 5 con una formazione prettamente jazz ed il teatro era pieno di gente. E’ stata una emozione indescrivibile, non capita spesso ma in quell’occasione si respirava una atmosfera quasi surreale.

C’è qualcosa che fai prima di un tuo concerto? Un rito scaramantico o qualcosa che ti porti fortuna?
Indosso sempre una croce Etiope e 3 anelli speciali. Mi piace girare sola per il locale e fuori e studiare le energie attorno.

Progetti attuali e futuri?
Sto provando a trovare fondi attraverso Musicraiser per il video di Sheena. Questo il link… spero possa essere il mio progetto futuro  

 

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