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“Smetto quando voglio” commedia dell’esordiente Sydney Sibilia

I tagli all’università e la crisi trasformano sette geni, laureati o ricercatori, in una banda criminale: succede in “Smetto quando voglio” commedia dell’esordiente Sydney Sibilia, nelle sale dal 6 febbraio. Edoardo Leo fallisce la carriera universitaria perché si affida ad un professore barone che non ha gli agganci politici giusti, e all’insaputa della fidanzata (Valeria Solarino) decide di sfruttare le sue conoscenze in neurobiologia per creare una droga sintetica da vendere nelle discoteche. Per la sua impresa arruola alcuni amici: due dotti latinisti che lavorano come benzinai (Valerio Aprea e Lorenzo Lavia), un genio della chimica (Stefano Fresi) che fa il lavapiatti in un ristorante cinese, un esperto di macroeconomia che si è riciclato nel mondo del poker (Libero De Rienzo), un antropologo aspirante meccanico (Pietro Sermonti), un archeologo sull’orlo dell’indigenza (Paolo Calabresi). “Sono partito dalla storia vera di due laureati con 110 e lode che lavorano come netturbini a Roma. – ha spiegato il regista – Facendo delle ricerche poi ho trovato molte storie simili: alcune talmente assurde che non sarebbero sembrate vere neanche al cinema”.

 

Sibilia ha spiegato che la sua volontà era di fare soprattutto “un film divertente, non un dramma sociale”. L’improvvisata banda criminale riesce ad arricchirsi con lo spaccio ma poi ne combina di tutti i colori: i sette ricercatori finiscono in un sottobosco di veri malviventi, 20enni sballati, faccendieri corrotti, escort. “Questa è proprio la generazione che si muove tra i nativi digitali e quelli inseriti nel sistema al di là della meritocrazia” ha spiegato il regista. I riferimenti scelti dal regista sono la vecchia commedia all’italiana come “I soliti ignoti” e “La banda degli onesti”, ma anche Tarantino e la serie “Breaking Bad”, rielaborati in maniera molto originale e divertente. Domenico Procacci, produttore del film con Fandango, ha spiegato: “E’ importante continuare a puntare sulle opere prime perché si fanno troppi film che si somigliano, con gli stessi registi, scrittori e attori. – ha detto – Anche nella commedia bisogna continuare a cercare l’originalità”.

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