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Claudio Morganti
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Balneari: Morganti (Eld), su durata proroga Governo tratti con Bruxelles

«Bruxelles non ha capito che quello che chiediamo è una proroga, e non un rinnovo automatico su cui la Commissione, in effetti, è sempre stata irremovibile. Al contrario, l’Esecutivo comunitario si è sempre dichiarato disposto a concedere una proroga per un periodo “congruo”, ma inferiore a 30 anni, come più volte ribadito dagli uffici legislativi del Commissario Barnier, con il quale mi sono spesso confrontato».

Questo il commento dell’eurodeputato toscano, Claudio Morganti, alle dichiarazioni di Stefaan De Rynck, portavoce del titolare Ue per il mercato unico Michel Barnier, secondo cui “un rinnovo automatico di 30 anni delle concessioni demaniali marittime non sarebbe compatibile con il diritto comunitario”. La proposta di prorogare di 30 anni le concessioni degli stabilimenti balneari è stata inserita nell’ultima versione del decreto sviluppo, su cui oggi si vota la fiducia in Senato.

«Una proroga di 30 anni è impossibile da ottenere -ha ribadito Morganti- ma se c’è una forte volontà politica, su una proroga di 10/15 anni, ci sono margini di trattativa. Mi aspetto, però, che il Governo italiano si presenti a Bruxelles battendo i pugni sul tavolo, perché sarebbe irresponsabile, soprattutto con la crisi che sta colpendo il nostro Paese, non aiutare un settore come quello dei balneari che crea Pil e occupazione».

«Tra l’altro -ha aggiunto- le nostre imprese turistiche sono discriminate, rispetto a quelle di altri Paesi europei, dove la durata delle concessioni è di gran lunga superiore rispetto ai 6 anni dell’Italia, basti pensare al caso del Portogallo in cui è addirittura di 75 anni. Il periodo di proroga potrebbe anche servire per cercare di armonizzare le norme relative agli stabilimenti balneari, su cui al momento c’è troppa disparità tra gli Stati membri».

«Ad ogni modo -ha specificato l’europarlamentare toscano- a prescindere dalla proroga, essenziale per poter ammortizzare gli investimenti fatti dai balneari negli ultimi anni, rimane il grosso problema di difendere, concretamente, le 30 mila aziende italiane a rischio, che costituiscono un’eccellenza nostrana, ma anche europea. Per questo -ha concluso- mi aspetto che il Governo italiano faccia la voce grossa, in Europa, e che da parte di tutti prevalga il buon senso».

 

 

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