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Sabaudia

Sabaudia 82° anniversario della sua Inaugurazione

L’ex Sindaco Giuseppe Fighera, al cui nome è dedicata la sala consiliare, formulando un pensiero condiviso anche dallo scrivente, sottolineava l’esigenza che la città di Sabaudia dovesse festeggiare le due ricorrenze storiche mediante circostanziate cerimonie, che si sarebbero dovute svolgere mediante l’esibizione di una imponente banda musicale. Sempre secondo lo storico personaggio, autore del libro “Sabaudia primo amore”, gli orchestrali diretti dal loro maestro avrebbero dovuto girare per le larghe vie della città e dei borghi suonando suggestivi pezzi d’autore con l’obiettivo di coinvolgere e rallegrare la popolazione in merito agli storici appuntamenti del 5 agosto, data della Prima Pietra, e del 15 aprile, giornata della Inaugurazione ufficiale del secondo centro dell’Agro Pontino.
Sabaudia è una Città che si è caratterizzata sin dall’inizio per una serie di realizzazioni, che hanno reso più evidenti alcune scelte progettuali. Infatti, per Sabaudia, dall’idea primaria di una località rurale si passò all’individuazione di un luogo più ameno, con il centro cittadino ubicato sul lago costiero di Paola, all’interno del territorio protetto della Riserva del Parco Nazionale del Circeo, inaugurata nel mese di gennaio dello stesso anno. E la località, anche in considerazione del suo futuro turistico, già accennato nei discorsi inaugurali, venne dotata di un consistente lungomare, che si estendeva per circa 20 chilometri, con l’inclusione all’interno del suo comprensorio di tre laghi costieri. Un progetto architettonico ed urbanistico di valore venne eseguito sulla base di un piano regolatore scaturito dalle menti dei quattro architetti, Luigi Piccinato, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli. E per taluni edifici pubblici, ci furono anche gli interventi di autorevoli tecnici nelle persone di Mazzoni, Frezzotti, Vicario, i quali avevano già lavorato sulla progettazione di Littoria. La città della scelta rurale trovò esecuzione innanzitutto nelle borgate più importanti disseminate nel territorio, da Borgo San Donato a Borgo Vodice a Molella-Mezzomonte e nelle Frazioni di Sacramento, Sant’Andrea e Sant’Isidoro; spesso toponimi importanti che avevano il compito di riportare alla memoria le avvincenti battaglie belliche della Grande Guerra. La giornata della Inaugurazione di Sabaudia divenne un quadro scenico con la partecipazione di tanta folla, dai combattenti ai coloni appena giunti nell’Agro pontino, una massa di persone che festeggiò la vittoria della bonifica. Il giornalista Giuseppe Giffi sul Gazzettino di Venezia del 16 aprile 1935 commentò il particolare avvenimento scrivendo di “Una grande cerimonia inaugurale”. Il destino della seconda tappa delle Città Nuove veniva anche a collegarsi con la realtà della costa tirrenica, un elemento prioritario che determinò l’esigenza di sviluppo di iniziative rivolte a promuovere il valore della marineria. Di particolare suggestione lo scritto dal giovane architetto Pierre Vago, che, nell’anno 1934, ebbe modo di visitare l’inizio e la fine dei lavori del nuovo Comune pontino: “… Le miracle s’est accompli en huit mois et, en avril 1934, le Roi d’Italie pouvait inaugurer solennelment la nouvelle ville dont le nom contistue un hommage à la dynastie régnante… » ( Il miracolo si è compiuto in otto mesi e, nell’aprile 1934, il Re d’Italia poteva inaugurare solennemente la nuova città il cui nome costituisce un omaggio alla dinastia regnante).
La città “perla del razionalismo europeo”, nella giornata del 15 aprile festeggia così i suoi primi 82 anni di vita. La città nuova aveva iniziato la sua esistenza nel migliore dei modi suggellando l’importante appuntamento con la storia con i coniugi di Casa Savoia, che puntualmente si erano presentati ad onorare il battesimo di una residenza che illustrava in modo adeguato il nobile casato. Attorno a loro, tante persone, tra squadre di bonificatori, di coloni e di autorità, a cominciare dal primo podestà, l’on. Valentino Orsolini Cencelli. Le cronache del tempo riferiscono di una giornata densa di manifestazioni che venne vissuta con grande emozione e con altrettanta propaganda esportata anche all’Estero. La malaria, causa di terribili morti, era stata alla fine debellata, tutti i terreni erano stati dicioccati e perciò arati, i coloni delle regioni settentrionali, Veneto, Friuli ed Emilia, erano giunti in massa con le loro famiglie e in questi luoghi si erano fermati in modo compatto amalgamandosi con le genti che qui venivano da tempo per i loro commerci agricoli e di allevamento.

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