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Storie di riscatto e agricoltura sociale, 5 corti firmati Francesca Comencini e Fabio Pellarin

I cinque cortometraggi che compongono il documentario NUOVE TERRE sono stati realizzati grazie ad un finanziamento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a valere sul bando per progetti connessi alle finalità di EXPO 2015.

Il tema affrontato dal documentario, l’agricoltura sociale e civica, è pienamente coerente con quello dell’ Esposizione Universale che, come si ricorderà, è stato “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Anche se non esplicito nel tema di EXPO, il cibo ne è stato il cuore pulsante, in tutte le sue accezioni e declinazioni.

Il verbo “nutrire” ha però significati che vanno oltre il semplice nutrimento fisiologico di cui ogni essere umano ha bisogno. Come ricorda Salvatore Natoli, il cibo si consuma insieme e attraverso il sedersi alla stessa mensa “si conversa, e il cibo materiale diventa l’occasione per nutrirsi delle parole degli altri” . Il cibo, d’altra parte, determina relazioni tra le persone non soltanto nel momento del suo consumo; è anche qualcosa che si produce insieme, come chi si occupa di agricoltura ben sa e come il documentario testimonia.

L’infinita varietà, determinata da fattori ambientali, storici, economici, sociali e culturali, dei modi di produzione del cibo sul pianeta prevedono, quasi sempre, il coinvolgimento di più persone insieme e attraverso gesti e azioni comuni le persone apprendono, comunicano, crescono, si mettono in relazione e si “nutrono” l’una con l’altra. In questa chiave il cibo, dalla sua produzione, allo scambio e infine al consumo è elemento centrale di una polis e dunque è politica nel senso alto del termine.

In questa prospettiva assumono un particolare interesse quei contesti, quelle esperienze e quelle pratiche agricole nelle quali si promuove esplicitamente e intenzionalmente l’accoglienza, la formazione e l’inclusione sociale e lavorativa di individui a vario titolo fragili, vulnerabili o a rischio di esclusione sociale.

È la cosiddetta “agricoltura sociale” che recentemente ha avuto un importante riconoscimento normativo con l’approvazione della legge n. 141 del 18 agosto 2015.

Come affiora anche in alcune delle storie raccontate da Nuove Terre, l’agricoltura sociale, per quanto rappresenti un’attività solo da poco riconosciuta come declinazione della multifunzionalità agricola, esiste nelle campagne italiane da molto tempo. Sebbene in modo implicito, l’agricoltura sin dalle sue origini ha svolto una funzione sociale. Antropologi, archeologi e studiosi di storia dell’agricoltura ritengono che la nascita dell’agricoltura, che viene fatta risalire a circa 10.000 anni fa, è stata determinata più che da esigenze di incremento della disponibilità di cibo, da quelle di rappresentare, rispetto ai sistemi di caccia e raccolta, una pratica maggiormente funzionale ai nuovi assetti insediativi e sociali che le popolazioni andavano sperimentando.

“Nuove terre” sono oggi quelle in cui la funzione sociale di una pratica agricola, diventa esplicita e rivolta in particolare, come racconta Nuove Terre, all’inclusione attiva, alla capacitazione e alla formazione di persone svantaggiate.

Un titolo simile – in lingua olandese però, Nieuwe Gronden – era stato dato nel 1933 ad un documentario del grande regista Joris Ivens che aveva raccontato l’immane sforzo del suo paese, l’Olanda, per sottrarre terra al mare attraverso complessi sistemi di dighe, da destinare alla produzione agraria.

Oggi, quello sforzo è richiesto non più per espandere le superfici coltivabili, quanto per dilatare le funzioni che le terre rimaste ad un utilizzo agricolo possono rivestire per la collettività. Sono “nuove terre”, dunque, in primo luogo nel nostro sguardo, che ne può intravedere la connotazione plurifunzionale, e lo sono anche nell’aggettivazione “nuove” che ne sottolinea i contenuti di innovazione sociale presenti.

I cinque cortometraggi sono molto diversi fra loro e nel loro insieme danno conto del carattere plurale dell’agricoltura sociale, un ambito che coinvolge in Italia alcune centinaia di esperienze, ciascuna a suo modo unica e diversa dalle altre.

Anche per questo, il progetto Nuove Terre non si è proposto di spiegare l’agricoltura sociale, ma più semplicemente di entrare con rispetto, attenzione e con le opportune sensibilità, in questo mondo per consentire ad una platea più ampia di coglierne, per dirla con espressione tipicamente cinematografica, ma di significato anche agricolo, le “profondità di campo” presenti e di farlo attraverso le testimonianze dei protagonisti. Come sottolinea Francesca Comencini “sono nuovi agricoltori che, attraverso esperienze diverse, sono approdati, per scelta o necessità, in modo tardivo o inatteso, al lavoro antico e faticoso della terra. In questo lavoro la parola è data anche a loro e le loro storie dicono tutto. Basta ascoltare”.

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