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Intervista al quartetto italo-americano degli SPIRITSONGS

SPIRITSONGS è un quartetto formato dall’incontro di due dei talenti più in vista del jazz-core-avantgarde newyorkese (che vede in John Zorn il demiurgo e fondatore) Shanir Blumenkranz e Brian Marsella, con due dei musicisti più rappresentativi del jazz-core italiano, Alberto N. A. Turra e Sergio Quagliarella.

Li abbiamo incontrati e abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro, per conoscerli meglio e per parlare di LIVE AT MASADA, l’album d’esordio del quartetto, in uscita il 7 giugno.

Benvenuti sulle pagine di Radio Web Italia! Iniziamo a conoscere più nel dettaglio il vostro progetto: SPIRITSONGS (Blumenkranz – Turra – Marsella – Quagliarella) quartetto italo-americano. Come è nato il vostro incontro?

Il nostro incontro è avvenuto per merito della follia mecenate di Daniele Mamoli (executive producer) che ha creato due occasioni: il primo incontro in cui gli Abraxas di Shanir hanno condiviso con i nostri Nippon Eldorado il palco della Salumeria della Musica a Milano, maggio 2015; la seconda quando ha proposto a me, Brian, Shanir e Sergio di formare un quartetto ex novo per il quale poi trovammo l’occasione del concerto al Masada, sempre a Milano, nel novembre 2015; da qui a poi renderci conto che quella follia sarebbe diventata un disco live il passo è stato breve ma non senza stupore da parte di tutti.

Da quale idea nasce la scelta del nome. Perché SPIRITSONGS?

Negli scambi di mail intercorsi da subito (che tra l’altro coincidevano con il giorno del compleanno di Coltrane, curiosità anche citata dal Shanir nel documentario) si è avvertita la voglia di creare musica che avesse una spinta rituale, canzoni per lo spirito, canzoni di evocazione. Da qui le suggestioni dal mondo jazzistico sono esplose nelle nostre teste iniziando ovviamente con Interstellar Space e A Love Supreme, etc., creando il tessuto di ispirazione da cui poi è stato creato qualcosa di completamente nuovo per ognuno di noi quattro; niente dei nostri repertori precedenti è stato utilizzato.

Quanto è importante il feeling umano e artistico per sviluppare un progetto come il vostro?

Enormemente importante. Forse inizialmente è più importante la stima musicale reciproca sulla base della quale si cerca di capire se ci sono margini di intendimento anche sul fronte umano. Raggiungere questa comprensione è il goal che fa si che tutta la musica sia permeata di forza e serenità. Certo, esistono enormi capolavori in cui è noto che i partecipanti si odiassero. Fortunatamente nel nostro caso è stato immediatamente il contrario. Non fosse chiaro dalla musica consiglio vivamente la visione nel breve film che l’esperto documentarista Giorgio Carella ha realizzato sul nostro incontro e concerto.

Il 7 giugno esce LIVE AT MASADA, il primo lavoro discografico del quartetto. Cosa cercate di trasmettere attraverso questo disco live?

Come dicevo prima, questo incontro è stato il tentativo di evocare qualcuno, qualcosa, da chissà dove. È arrivato. Alla fine è arrivato.

Il disco è testimonianza del concerto tenutosi al Masada Club di Milano il 10 novembre 2015. Ci raccontate come è andata quella serata?

Quella sera è stata incredibile, Masada pieno di gente in silenzio senza la minima idea di quello che sarebbe capitato. Come dice Brian, ci vuole del coraggio anche da parte del pubblico. È stato molto forte.

Parlando sempre del disco: da quale idea nasce la copertina di LIVE AT MASADA?

Ci sono stati due interventi grafici importanti in questa esperienza: il primo da parte di Bruno Kleinefeld (anche co-produttore del live) che ha dato un’impronta estetica enormemente suggestiva con immagini di forte “presenza di spirito”; il secondo a cura del label manager Stefano Giust che “per statuto” cura le grafiche di tutti i dischi che pubblica, il quale ha coronato la forza espressiva della musica con un impianto cromatico perfetto, decisamente consonante.

Che atmosfera si respira durante i vostri live?

Da quello che mi è stato raccontato da amici tra il pubblico si respira una forte unità di intenti, una pressione sonora e un’intensità piuttosto alte. È di fatto un’esperienza fisica, colpisce fisicamente, un massaggio piuttosto energico, ecco.

Tre aggettivi per definire la musica degli SPIRITSONGS.

Libera, spiritica, carnale.

Quali saranno i vostri prossimi impegni?

Considerando il fatto che Shanir e Brian di stanza stanno a New York e che gli impegni di tutti sono piuttosto intensi, organizzare un tour sarà tutt’altro che semplice; confidiamo di riuscirci per l’autunno.

Grazie per essere stati ospiti su Radio Web Italia!

A voi!

 

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