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Intervista ai Rijgs per l’uscita del loro primo Ep

I Rijgs nascono a Bologna nel 2014 e sin da subito la loro musica si connota come un intricato groviglio di visioni psichedeliche e rumoristiche coniugate in chiave minimalista.

Il gruppo è composto da Iacopo Bianchi (chitarra), Rocco Zulevi (chitarra), Simone Felici (basso) e Gianluca Panici (batteria).

The Rijgs EP, uscito il 19 maggio per BVRecords, è un’opera contenente due lunghe composizioni strumentali (entrambe ideate da Iacopo Bianchi, che del disco ha curato anche il progetto grafico) che appaiono marziali nell’incedere quanto eclettiche nella realizzazione.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare la band che ci ha raccontato The Rijgs EP e tante altre curiosità solo per Radio Web Italia!

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Radio Web Italia! Iniziamo un po’ dal principio. Come nasce il progetto dei Rijgs?

Rocco: Qualche giorno fa in radio un tuo collega, dopo la mia risposta, ha esclamato “quindi per caso!”; seguo la sua definizione. Quando ho conosciuto Iacopo, circa due anni orsono, sentendolo parlare di musica mi sono detto “finalmente uno che conosce ciò di cui parla, non quanto me, ma sa il fatto suo”, così gli ho proposto di suonare assieme. Lui ha coinvolto Simone e Gianluca, ed eccoci qua.

Il 19 maggio è uscito The Rijgs EP per BVRecords e Astio Collettivo. Qual è l’idea base di questo lavoro?

Iacopo: Per quanto riguarda la genesi del disco trovo che essa non abbia risentito di alcuna forma di programmaticità, di alcun tipo di vincolo concettuale. Quando siamo nati come Rijgs io avevo da parte alcuni pezzi in fase di completamento. Decisi di portarli in sala prove e verificare assieme ai ragazzi cosa sarebbe potuto scaturirne. Erano decisamente diversi da ciò che sono diventati oggi, ma non nella struttura, che già al tempo si dimostrava assai minimale. Di certo sin da subito volevo che il disco si identificasse come un prodotto autentico, che non cedesse ad ostentazioni miopi o tipizzazioni di sorta, e anche il gruppo non ha mai manifestato il desiderio che esso si confacesse a determinati immaginari oramai involgariti e stantii. Per concludere direi che il nostro primo ep è un disco nato nel segno della naturalezza, non è altro che il portato dei miei trascorsi di musicista filtrati attraverso quelli degli altri componenti, e forse l’idea di base è proprio da ricercarsi in ciò che ho appena detto.

Che atmosfera si respira in queste due lunghe composizioni strumentali?

Rocco: Direi un’atmosfera simile a quella che si può respirare in un buon negozio di dischi, non di quelli in cui all’interno si può anche mangiare, per intenderci. Un negozio di dischi al quale non arrivano dischi, diciamo, da una ventina d’anni.

Perché la scelta di registrare in presa diretta?

Rocco: Perché lo “studio” è uno strumento che abbiamo deciso di non suonare.
Quantomeno, cerchiamo di ridurre al minimo le mediazioni tra ciò che suoniamo e ciò che si sente nel disco, il quale, solitamente, è il risultato di svariati lavori di produzione. Preferiamo così poiché la prima dimensione è l’unica in cui concepiamo i nostri pezzi e l’unica in cui si posso realizzare a pieno. La nostra musica ha a che fare con la gestualità attraverso cui suoniamo i nostri strumenti e interagiamo tra di noi nel farlo, presenta delle parti improvvisate ed è pensata per essere sentita così come la sentiamo noi mentre stiamo suonando.

In quanto tempo è maturato The Rijgs EP?

Iacopo: Se non erro, dai nostri primi incontri alla registrazione del disco, avvenuta nel maggio del 2015, è passato poco più di un anno. Questo in virtù del fatto che, come spiegavo pocanzi, inizialmente Comet e Tauromachy non erano che delle composizioni in stato germinale nate ben prima che ci conoscessimo. Solo dopo una serie piuttosto nutrita di appunti, modifiche, rimodellamenti – il tutto formulato sulla scorta di quanto emergeva di prova in prova – è venuta consolidandosi quella che è oggi la loro forma compiuta.

Qualche curiosità su quello che è successo durante le registrazioni?

Simone: Il disco è stato registrato in due giornate abbastanza intense, senza un attimo di tregua. Entrambi i brani sono stati suonati decine di volte. Al termine delle registrazioni abbiamo scelto le versioni che più ci sono piaciute, discutendo il lavoro anche con chi del disco ha curato il mix, Niccolò Tramontana.

Quali sono le cose di cui andate fieri di questo primo lavoro?

Gianluca: L’elemento del disco di cui vado più fiero è la resa d’insieme offerta dalla registrazione in presa diretta, che conferisce, a discapito di una troppo meccanica ed “esatta” esecuzione, maggiore spazialità del suono e un guadagno dal punto di vista del cosiddetto “human feel”. Che insomma il disco non risulti eccessivamente robotico nell’incalzare è per noi una conquista. Inoltre siamo rimasti molto soddisfatti dal lavoro estetico dedicato da Iacopo alla realizzazione della copertina, la quale rispecchia e insieme cela il proprio contenuto.

Come è nata l’idea della copertina dell’Ep?

Iacopo: Quando mi interrogai in merito alla copertina pensai fosse opportuno immortalare un paesaggio che si facesse testimone di un universo semantico immutabile. La scelta ricadde sull’immagine in questione poiché, a mio parere, le terre bagnate dal fiume racchiuso nella foto custodiscono la memoria di insediamenti a loro volta bagnati da un tempo che non ha saputo scalfirli.

Quali saranno i vostri prossimi impegni?

Gianluca: I prossimi impegni sono la data del 19 maggio al No Glucose di Bologna e quella del 20 maggio presso la Libreria Carnevali di Foligno (PG), per il rilascio del nostro primo EP. Inoltre stiamo lavorando a un terzo brano, che suoneremo, e che si andrà ad aggiungere ai due presenti nei solchi del nostro esordio.

Concludendo, tre buoni motivi per acquistare The Rijgs EP.

Simone: La musica che c’è dentro; il bellissimo artwork; poterlo ascoltare attraverso la testina di un giradischi.

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