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Torna la pastorizia in Italia: boom giovani e +200mila pecore in 5 anni

Si inverte la tendenza e dopo decenni tornano ad aumentare le pecore in Italia che nel 2016 può contare su un patrimonio 7,2 milioni di capi, quasi duecentomila in più rispetto a cinque anni fa secondo le ultime stime della Commissione europea. E’ quanto emerso dal dossier elaborato dalla Coldiretti in occasione del Pecora Day con migliaia di agricoltori al Centro Universitario sportivo – S.S. 17 ovest, località Centi Colella a L’Aquila, a venti anni dalla prima clonazione animale con la nascita della pecora Dolly nel 1996.

Le pecore dopo essere state a lungo dimenticate stanno vivendo un grande momento di riscossa con uno storico aumento delle greggi e l’arrivo di giovani pastori, proprio perché in Italia si è scelta una strada completamente diversa con l’innovazione nel rispetto della tradizione. A sostenere la rinascita è stato il boom della domanda all’estero di formaggi fino alla grande innovazione che ha rivoluzionato la pastorizia con contributi che spaziano dalla cosmetica alla moda, dall’edilizia (pannelli isolanti e vernici) alla scuola ma anche la manutenzione ambientale (come panne assorbenti contro gli sversamenti di inquinanti nel mare e nei corsi d’acqua), la pet therapy fino a nuovi prodotti, dal gelato al latte di pecora al pecorino senza colesterolo.

Proprio in tema di manutenzione ambientale, è stato sottoscritto a L’Aquila un accordo tra il Comune e la Coldiretti Abruzzo per l’utilizzo delle greggi per la cura del verde. Il protocollo d’intesa avrà una durata di 18 mesi e prevede che possano partecipare al servizio solo i produttori agricoli singoli o associati, allevatori di ovini, con priorità ai giovani imprenditori agricoli, che rientrano nella disciplina prevista dall’articolo 2135 del c.c., che siano iscritti al Registro delle Imprese di cui all’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 e che operano nell’ambito territoriale amministrativo della Regione Abruzzo.

E’ da questo “bacino” che si attingerà di volta in volta per eseguire le operazioni necessarie alla manutenzione del verde, rese tra l’altro sempre più frequenti dall’innalzamento delle temperature legate ai cambiamenti climatici. Ma, oltre alla manutenzione del verde ad impatto zero, la presenza delle pecore al lavoro – sottolinea la Coldiretti – creeranno occasioni di vere e proprie fattorie didattiche a portata di famiglia, in cui raccontare le tradizioni agro pastorali dei territori abruzzesi.

Il clima più positivo ha spinto anche l’occupazione ed in Italia si stima che siano circa duemila i giovani che hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge in una scelta di vita dove a preoccupare più della crisi in questo momento sono i ritardi e le inefficienze della burocrazia e gli attacchi degli animali selvatici, dai cinghiali ai lupi, che si sono moltiplicati nelle campagne. Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti dalla voglia di trovare una occupazione alternativa a contatto con la natura.

Con i giovani pastori tornano anche le antiche razze e sono ben 38 quelle salvate dall’estinzione dagli allevatori italiani sulla base dei dati dei Piani di Sviluppo Rurale della passata programmazione. Oggi nelle campagne italiane è possibile vedere una grande varietà, dalla rustica pecora sarda alla pecora sopravissana dall’ottima lana, dalla pecora comisana con la caratteristica testa rossa o quella massese dall’insolito manto nero ma anche l’Appenninica, la merinizzata, la barbaresca siciliana, e fino alla bergamasca adatta alla transumanza che è la razza più grande al mondo, che rappresentano un patrimonio di biodiversità che arricchisce soprattutto le zone svantaggiate del paese dove si concentrano i circa 60mila allevamenti presenti in Italia. Una scelta del tutto alternativa a quella della clonazione che trova in Italia una forte opposizione.

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