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La Mostra di Omar Galliani al Tempietto del Bramante prorogata al 12 giugno

Questa mostra costituisce un evento unico, perché, in via del tutto eccezionale, l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia e la Real Academia de España en Roma hanno consentito a un grande artista italiano, Omar Galliani, di presentare, all’interno dello straordinario scenario espositivo nel Tempietto del Bramante presso Real Academia de España en Roma la mostra “Estasi mistica e pienezza creativa. Omaggio a Santa Teresa d’Ávila”.
La mostra è stata ideata e realizzata con il contributo scientifico e culturale dell’Università Roma Tre e, in particolare con l’apporto del Rettore-architetto, Mario Panizza e di Otello Lottini, docente e Curatore della “Collezione d’Arte Contemporanea” dello stesso Ateneo.

Lo straordinario privilegio conseguito ha consentito a Omar Galliani di confrontarsi con due figure geniali dell’architettura e dell’ esperienza religiosa rinascimentale: Santa Teresa d’Ávila, sublime mistica spagnola di cui ricorre il quinto centenario della nascita, e il Tempietto del Bramante al Gianicolo, uno dei luoghi simbolo della Cristianità e di Roma, nonché capolavoro architettonico, divenuto subito modello del tempio cristiano rinascimentale, all’origine degli analoghi edifici religiosi dell’epoca in tutta l’Europa.

Galliani si è fatto affascinare da questo confronto ravvicinato e potente. E lo ha affrontato partendo da un focus di grande fascino: l’immagine romantica dell’artista che crea le sue opere, che esprime la sua pienezza creativa, solo quando riesce a raggiungere uno stato di sublimazione di se, di trance si direbbe oggi, molto simile all’estasi mistica. E non a caso questa mostra assume il titolo di “Estasi mistica e pienezza creativa”.

L’artista nel ri – creare l’esperienza mistica e spirituale della Santa, si è mosso su una dinamica interpretativa, in cui la coscienza creativa di oggi ingloba nel suo segno i valori spirituali e morali, espressi da Santa Teresa. Avendo ben presenti anche i valori simbolici e storico – formali dello spazio, che ospita le opere.

I quattro lavori che ha creato per questa sua istallazione site specific offrono una concentrazione di segni (tutti appartenenti al repertorio formale di Galliani), realizzata con raffinata depurazione della materia. A voler esprimere una profonda e complessa lettura dell’evento mistico di Santa Teresa e del contesto spaziale, che si precisa come dinamica spirituale, tensione emozionale e finezza artistica.

Per questo confronto, Galliani ha scelto di operare su materiali diversi (tavola, marmo, legno dorato) e diversificati, dal punto di vista formale e strutturale (quadri e sculture).
I quadri sono tre: uno frontale, ai piedi dell’altare, e due laterali (tutti autoportanti, per rispetto del luogo), realizzati in punta di matita su tavola: sono disegni, realizzati con la tecnica originale messa a punto da Galliani, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e che costituisce un vero e proprio idioletto linguistico, cioè un segno lampante e riconoscibile della sua creatività.
Anche il lavoro di scultura (presente da sempre nelle realizzazioni di Galliani, seppure praticato in modo più discontinuo), viene però usato (come in questo caso), in funzione dell’arricchimento significante, formale e ideale, dell’idea progettuale.
L’immagine della Santa si incontra nelle tavole laterali, ed è colta nell’istante dell’abbandono mistico, mentre la tavola centrale, che raffigura un mazzo di rose, è collocata ai piedi dell’altare. E’ come una offerta e un dono mistico dell’artista all’immagine di San Pietro, che sovrasta l’altare, e si collega anche simbolicamente, attraverso sottili relais di materiali e di tecnica artistica, all’immagine di Santa Teresa.
La freccia mistica, in legno dorato, che fuoriesce dal foro, in corrispondenza del luogo della crocifissione dell’Apostolo, proietta la sua ombra sulla Santa, realizzando un ulteriore collegamento tra Santa Teresa e San Pietro, tra testo e contesto, verrebbe da dire.
Infine, anche le due piume di angelica purezza, in marmo di Carrara, collocate ai piedi delle due immagini della Santa, realizzano un significativo contrasto semantico tra la terra e il cielo, tra la leggerezza dell’angelo (enunciata in forma metonimica) e la pesantezza della materia terrena (la pietra, il marmo).

Per l’artista e per i promotori, l’obiettivo della mostra è quello “di presentare al pubblico italiano l’esperienza religiosa e culturale della grande mistica spagnola del XVI secolo, nella convinzione che, nel contesto di globalizzazione e di crisi economica attuale, la sua esperienza mistico – religiosa (ben relazionata anche con una frenetica attività pratica e con una straordinaria e “descuidada” scrittura) costituisca ancora una significativa risorsa culturale ed emozionale”.

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