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Un vaccino universale contro i tumori

Un vaccino universale efficace contro i tumori. E’ quello a cui si è avvicinato un gruppo i ricercatori dell’Università Johannes Gutenberg a Magonza (Germania) in uno studio pubblicato sulla rivista Nature. I ricercatori hanno creato un vaccino capace di indurre una risposta importante del sistema immunitario contro il cancro.

Sono state utilizzate nanoparticelle contenenti RNA di un tumore per simulare l’intrusione di un agente patogeno nel sangue e scatenare quindi una risposta autoimmune. Secondo il giornale, quanto tentato oggi “rappresenta probabilmente un passo avanti verso un vaccino contro il cancro universale”. Finora gli scienziati avevano avuto difficoltà nel trovare efficaci meccanismi di vaccinazione perché le cellule tumorali sono simili per molti aspetti a quelle normali e quindi il sistema immunitario non le attacca.

Abbiamo incominciato i test 9 mesi fa – spiega Ugur Sahin, che ha coordinato la ricerca – In genere per sviluppare una nuova terapia ci vogliono almeno 4-5 anni di ricerche e per questo abbiamo intenzione di portare avanti la sperimentazione sui pazienti con melanoma. Più avanti, nel 2017, tratteremo altri tipi di tumore. Pensiamo che questo vaccino possa funzionare su tutti i tipi di cancro, ma è necessario fare delle ricerche su ogni singola patologia”.

Un vaccino “universale”, dunque, che sfrutta il fatto che l’Rna può essere “riprogrammabile” praticamente a piacimento, potendo così indirizzarlo a combattere qualsiasi tipo di neoplasia. Di sicuro una svolta per l’immunoterapia applicata all’oncologia, che già da anni rappresenta una delle branche più promettenti della ricerca contro il cancro. Già in passato altri studi hanno dato risultati incoraggianti, anche made in Italy, come uno del San Raffaele di Milano pubblicato su Science Translational Medicine non più tardi di tre mesi fa, sui tumori del sangue. Tuttavia “probabilmente dovranno passare ancora diversi anni prima che l’immunoterapia venga messa a disposizione dei pazienti in Italia. E serviranno certamente investimenti”, ha ammesso Giacomo Oliveira, primo autore dello studio. “Mentre negli Stati Uniti – ha detto Oliveira – si stanno sperimentando sui pazienti gli effetti dell’immunoterapia, il nostro gruppo di ricerca sta invece studiando altri aspetti di questo approccio, tra cui la tossicità. I risultati finora raggiunti sono molto incoraggianti e spero che bastino per accelerare i tempi anche qui nel nostro paese”.

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