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Bologna, 36 anni fa la strage alla stazione

Erano le 10.25 di sabato 2 agosto 1980 quando un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezza nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze e rigetta il Paese nell’incubo del terrorismo. 85 morti e 200 feriti il bilancio finale della strage più sanguinaria nella storia italiana. Trentasei anni dopo quella della strage di Bologna resta ancora una ferita aperta per l’Italia.

Cinque gradi di giudizio non sono bastati a dissipare le ombre sui responsabili della strage, ma se una verità giudiziaria è stata ormai definita, la ricerca della verità storica continua, alimentando il dibattito sui mandanti e sul possibile movente della strage.

Alle 10.25 (l’ora della tragedia resterà impressa, come ricordo incancellabile, nelle lancette ferme del grande orologio che si affaccia sul piazzale della stazione) un boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio della stazione: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano si trasformano in un cumulo indistinto di macerie e polvere. Rimane colpito anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario.

Pochi istanti interminabili e fra nuvole di detriti si cominciano a intravedere immagini di corpi devastati, feriti in condizioni disperate, taxi in attesa nel parcheggio esterno trasformati in bare dalle lamiere informi. Nel ristorante-bar self service perdono la vita sei lavoratrici.

Comincia un’opera interminabile per i tantissimi soccorritori, una catena spontanea che in pochissimo tempo rimette in moto una città che stava “chiudendo per ferie”. Inizia anche la conta della vittime: la più piccola è Angela Fresu, appena tre anni, poi Luca Mauri di 6, Sonia Burri di 7, e via via fino a Maria Idria Avati, di ottant’anni, e Antonio Montanari, di 86, in una tabella di morte che cancella persone di ogni età, provenienza, storia di vita. Interviene anche l’Esercito, mentre il silenzio irreale del centro città è squarciato senza tregua dalle sirene di ambulanze, vigili del fuoco, forze dell’ordine.

Un bus Atc della linea 37 diventa simbolo di quel 2 agosto perché si trasforma in un improvvisato carro funebre che fa la spola con la Medicina legale di via Irnerio, a poca distanza, per trasportare le salme. Una surreale corsa diretta stazione- obitorio. Le ambulanze servono invece per i vivi, che vengono smistati in tutti gli ospedali, dove rientrano in servizio medici e infermieri.

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