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Lo scrittore Mario Tieghi parla del libro Quando la terra era promessa

La Città di Sabaudia ha da pochi giorni compiuto i suoi primi 83 anni di vita dalla cerimonia di posa della Prima Pietra. Un evento a dir poco ingegnoso, sotto il profilo del prosciugamento di una zona invasa per centinaia di anni dalle paludi. Con l’intento di approfondire le tematiche e le riflessioni di questo mondo passato, lo scrittore Mario Tieghi parteciperà all’incontro ‘Appuntamenti con l’Autore’, che si svolgerà martedì 9 agosto, alle ore 21, presso la Corte Comunale di Sabaudia. L’iniziativa diretta dal giornalista GianLuca Campagna, per Omicron, ha il patrocinio e sostegno del settore comunale Cultura, Turismo e Spettacolo. Il prof. Tieghi presenterà il testo “Quando la Terra era promessa” (ediz. Ego) privilegiando il colloquio diretto e umano con gli intervistati, donne e uomini dei tempi della bonifica e postbonifica, che con le proprie esternazioni personali hanno caratterizzato l’elemento realistico e fondante dell’opera letteraria. Nel contesto, anche opportuni richiami di carattere storico e generazionale saranno al centro della serata, alla quale parteciperanno nel ruolo di ricercatori ed esperti, Gianni Fontana e GianLuca Campagna.

Ed in quella circostanza del 5 agosto 1933, nel centro di Sabaudia, si trovarono assieme, il Capo del Governo, Benito Mussolini, il Commissario Straordinario dell’Opera Nazionale Combattenti, Valentino Orsolini Cencelli ed una nutrita delegazione di ospiti, che presero parte al momento ufficiale in cui Mons. Navarra, il Vescovo Diocesano di Terracina, benedì la prima pietra collocata alla base dell’erigenda torre municipale. Un masso di calcare, a forma di cubo, che a detta di fonti orali, era stato trasportato dalla cava del vicino Comune di San Felice Circeo con un carretto trainato da un asino, condotto dal sig. Ziarelli. Secondo tradizione, dentro il “blocco” erano stati inseriti, una pergamena ed un tubetto contenente delle monete del tempo. Il clamore fu tanto perché in questo modo da un lato si proseguiva la lotta alle zone malariche di questo comprensorio pontino e dall’altro si perseguiva la scelta di realizzare un centro razionalista di valore incastonato sulle sponde del lago di Paola e prospiciente al mare Tirreno. L’avventura del Duce era in questo modo avviata, dopo Littoria, inaugurata nel 1932, era stata preventivata la stessa cerimonia per Sabaudia per il 21 aprile 1934. L’opera di edificazione era andata decisamente meglio perché il progetto generale venne realizzato in soli 253 giorni con 180 di lavoro effettivo. L’Almanacco Fascista dell’anno 1936 a tale proposito registrava che “…Da allora (5 agosto1933) al 15 aprile alcune schiere di operai, chiamati da ogni parte d’Italia, e divenuti, di mano in mano sempre più numerosi, sino a raggiungere durante le ultime fasi della costruzione i 14.500, innalzavano secondo criteri, anche estetici, di un composto razionalismo, il nuovo Comune rurale”. La cerimonia inaugurale venne celebrata il 15 aprile con ampia risonanza sull’opinione pubblica nazionale ed internazionale, alla presenza del Re e della Regina d’Italia, tenuto conto che la ridente località era stata intitolata al Casato Sabaudo. I Reali, giunti nel primo pomeriggio, visitarono i vari edifici del centro storico, iniziando dal palazzo comunale, quindi si recarono all’interno del complesso delle Poste e Telecomunicazioni, opera futurista di Angiolo Mazzoni, caratterizzato dalla presenza delle celebri tessere dal colore ‘blu Savoia’. Si compiva così un atto importante che per la sua intraprendenza progettuale sarebbe passato ai posteri alla luce dell’innovativo assetto urbanistico. Lo studioso Renato Nicolini nel 1994 in un suo scritto su ‘Divina Geometria’, evidenziava che “ …in Sabaudia si sperimenta la possibilità di esistenza in una città “romana”, sull’invenzione di una “romanità” originale, attinta proprio perché “architettura razionale e funzionale per il nostro tempo”. E più avanti “ …Sabaudia vuole presentarsi piuttosto come tipo di una possibile città del nostro tempo, attingendo perciò raffinatezze desunte dalla cultura delle “città metafisiche” di Giorgio De Chirico…”. Durante la costruzione, dalla Svizzera e dalla Francia arrivarono alcuni studiosi interessati, tra i quali, gli architetti LeCorbusier e Pierre Vago. La realtà apparve subito molto positiva per la ridente località turistica, in quanto situata in uno dei luoghi più pregevoli d’Italia, adagiata sulle sponde del lago di Paola, sovrastata dal mitico monte Circeo, ricca di una verdeggiante vegetazione, protetta dal coetaneo Parco Nazionale del Circeo, titolare di 20 chilometri di un litorale dorato costellato da dune dell’era quaternaria di rilevante stupore. Una città che ha continuato a farsi apprezzare per il suo razionale arredo interno a proposito dei palazzi pubblici e privati del Centro e dei suggestivi Borghi, San Donato e Vodice. Un ‘continuum’ ed un ‘unicum’ che fanno molto riflettere e che soprattutto nel nostro tempo sollecitano i responsabili istituzionali a proseguire sulla strada della tutela e della salvaguardia di questo eccezionale patrimonio architettonico-urbanistico del ‘900.

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