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Addio Rio 2016, arrivederci a Tokyo 2020

La cerimonia di chiusura al Maracanà segna la chiusura dell’Olimpiade 2016 con una festa multicolore improntata ai ritmi e ai costumi del Carnevale e al tema della ‘saudade’, con molti fuochi d’artificio e scuole di samba in campo. Rio ha poi passato il testimone alla prossima edizione dei Giochi, tra quattro anni in Giappone.

Il premier Shinzo Abe si e’ presentato al centro del campo su un palco con in testa il cappello di SuperMario, il popolare personaggio giapponese dei videogiochi, ma il passaggio formale è avvenuto quando la bandiera a cinque cerchi e’ stata ammainata e consegnata al governatore di Tokyo, Yuriko Koike. La cerimonia era stata preceduta da una temporale tropicale, con vento fortissimo e pioggia battente durata per la prima meta’ dello show: nonostante gli allarmi, le condizioni meteo non hanno scoraggiato spettatori e team della sfilata finale, con Daniele Lupo portabandiera degli azzurri. Nel mezzo della cerimonia, la premiazione dell’oro al keniano Kipchoge, vincitore della maratona, gara simbolo dell’olimpismo.

Italia Team saluta Rio 2016 – Bilancio soddisfacente per gli azzurri: i risultati confermano la delegazione tricolore al 9° posto nel medagliere olimpico con 28 podi (8 ori, 12 argenti e 8 bronzi), come nelle ultime due edizioni estive ma con un numero maggiore complessivo di argenti (12, tre in più), nonostante il programma penalizzante e le circa 50 medaglie perse complessive da Russia e Cina.

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, insieme al Segretario Generale, Roberto Fabbricini, e al Capo Missione e Vice Segretario Generale, Carlo Mornati, ha tracciato un consuntivo della spedizione, partendo dalle sensazioni personali e illustrando successivamente, nel dettaglio, il significato dei numeri. “Credo che l’Italia abbia fatto una bella figura, sono orgoglioso di essere non solo Presidente del CONI ma soprattutto un italiano. Potevamo vincere qualche medaglia in più anche se le indicazioni alla vigilia erano più pessimistiche. Però le Olimpiadi sono queste: i quarti posti, 10 contro gli 8 di Londra, il programma penalizzante, le sfortunate coincidenze come quelle legate a Nibali e a Mangiacapre. La giornata di chiusura è eloquente perché rappresenta lo specchio di quello che è la spedizione italiana a Rio, con l’imponderabile che fa la differenza. Ringrazio la Federciclismo, la Federginnastica, la FIJLKAM e la Federvolley protagoniste comunque delle ultime gare. Davanti all’Italia ci sono tutte nazioni che hanno più abitanti di noi, tranne la Corea. Ho sofferto molto in questi 16 giorni, mi sono ammalato subito ma avevo il dovere di esserci sempre e comunque. Essere vicino agli atleti, tra loro. Ho provato un senso di fierezza ogni volta che ho sentito l’inno e visto sventolare il tricolore, per il significato rivestito e per tutte le persone che si sono prodigate per raggiungere questi straordinari risultati. Sono felice che tutti siano rimasti soddisfatti del servizio offerto agi atleti, merito del lavoro svolto dalla struttura guidata con dal Capo Missione Carlo Mornati, delle scelte operate per la preparazione e gli investimenti mirati profusi nella pianificazione. Si tratta di operazioni partite da lontano e che hanno visto sviluppare progetti con molte Federazioni, senza lasciare nulla al caso, con lungimiranza. Casa Italia è stato il nostro fiore all’occhiello, regalando un affettuoso abbraccio a chi ci ha seguito, costituendo un punto di riferimento insostituibile”.

Il resto è affidato ai numeri e alle statistiche. L’età media dei medagliati, complessivamente 69 (il 10% in più di Londra) per 72 podi totali, si attesta sui 27, 21: un anno e mezzo in meno di Londra, 2 anni e mezzo in meno di Pechino, solo a Los Angeles ci fu una media più bassa. In questo senso gioca un ruolo fondamentale il dato legato ai 25 anni di media degli ori, 2 anni e mezzo in meno di Londra e 3 in mezzo meno di Pechino. Crescono i Paesi a medaglia, 87 contro gli 85 di Londra e gli 86 di Pechino, salgono anche le Nazioni capaci di conquistare almeno un oro: 59 a Rio, contro le 54 delle due precedenti edizioni. Per gli sport di squadra è stata la spedizione più importante: ad Atene arrivarono 4 medaglie con 8 squadre, a Rio 3 con 4 e una media più alta (75%).

Quindici le Regioni a medaglie, contro le 13 del 2012 (entrano Piemonte, Trentino e Abruzzo mentre esce la Calabria): il Lazio la più titolata (davanti a Toscana, Liguria e Sicilia), tra le città svetta Roma con 6, seguita da Catania e Napoli. Giannelli (pallavolo, 20 anni) e Pellielo (tiro a volo, 46 anni), entrambi medaglia d’argento, sono rispettivamente l’atleta più giovane e quello più longevo finiti sul podio a Rio. Mai due squadre della stessa disciplina (la Pallanuoto) erano finite contemporaneamente sul podio. Record di podi per FIN (8) e Tiro a Volo (5). Niccolò Campriani è il 5° azzurro della storia a vincere 2 ori individuali nella stessa edizione dopo Nedo Nadi e Ugo Frigerio nel 1920, Sante Gaiardoni nel 1960 e Domenico Fioravanti nel 2000, Gregorio Paltrinieri il primo a vincere un oro nelle lunghe distanze nel nuoto. Elia Viviani ha conquistato il primo oro azzurro nell’omnium. La coppia Cagnotto-Dallapè ha conquistato la prima medaglia olímpica femminile nella storia dei tuffi in Italia, Lupo e Nicolai hanno conquistato la prima medaglia nella storia del beach volley.

Gabriele Detti, dopo Calligaris, Fioravanti e Rosolino, diventa uno dei 4 nuotatori azzurri di tutti i tempi ad essere salito per due volte sul podio olímpico nella stessa edizione. Tania Cagnotto ha vinto la medaglia 36 anni dopo il padre, bronzo a Mosca, Rossetti ha vinto la medaglia 24 anni dopo il padre, bronzo a Barcellona, mentre i fratelli Garozzo hanno conquistato medaglie nella stessa edizione qui a Rio, così come i fratelli Presciutti hanno vinto insieme nella pallanuoto, come i Porzio a Barcellona.

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