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Tommaso La Rocca con il suo Libro a Sperlonga

Dopo la pubblicazione a fine agosto della terza edizione, nel pomeriggio odierno, lo scrittore filosofo Tommaso La Rocca presenta a Sperlonga il libro “CON GLI OCCHI DEL DOPO. Il Figlio del pescatore sulle orme di Ulisse” (Susil Edizioni, 2015). E’ l’amico attore-regista Saverio Vallone a presentare il testo biografico del docente universitario di Filosofia e accanto a lui sono previsti gli interventi della prof.ssa Paola Mitrano e dei giornalisti letterati Leone D’Ambrosio e Orazio Ruggeri. Una significativa riunione culturale, che si svolgerà con inizio alle ore 17.00, all’interno del Centro Sociale Anziani presso l’ex chiesa Santa Maria Assunta in Cielo. L’opera comprende una sequela di racconti autobiografici del figlio di un pescatore, che dice “di aver avuto la fortuna di nascere in uno dei posti più belli al mondo, nel centro-sud del Lazio, sulla Riviera di Ulisse nella Baia del Circeo e delle Isole Pontine, a Sperlonga di Latina, tra Gaeta e Terracina”; ma lui aggiunge anche “di aver avuto la sfortuna di venire al mondo nel momento sbagliato, il più tragico del secolo scorso, quando questo incantevole pacifico borgo di pescatori diventò improvvisamente, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il fronte mare della linea di guerra di Cassino”.
Tommaso La Rocca, il professore di filosofia all’Università di Ferrara, che si è distinto per le ricerche avviate in Italia, Germania ed Austria, con la pubblicazione di libri e saggi di filosofia, una volta in pensione, ha scelto di scrivere questo testo, che lui ha subito precisato di non aver scritto da solo ed in proposito ha così chiarito: “L’autore di questo libro non sono solo io, lo è anche mia
madre, almeno per la prima parte. Componiamo questo libro insieme, lei con la memoria,
io con la penna. La maggior parte delle storie iniziali che ho scritto me le ha raccontate
lei. Lei poteva solo raccontare. Non sapeva né leggere né scrivere, ma era orgogliosa di
aver fatto ‘un figlio che aveva imparato a leggere e scrivere. Così io, ora, oltre a scrivere
i miei ricordi, posso trascrivere anche i suoi, che lei consegnò a suo tempo, come in
eredità, alla mia memoria”.
Dalla lettura delle pagine, si scopre come lo scrittore La Rocca risulti fortemente legato alla Grotta di Tiberio e alla sua casetta rossa poco distante, dove è nato nel Settembre del 1943 e dove nell’ottobre del 1957 ha preso parte diretta alla sollevazione della gente del suo paese per impedire che i reperti appena venuti alla luce lì dentro fossero trafugati e scomparissero negli scantinati
romani. In questo storico libro di memorie, lo scrittore ricorda eventi, episodi, storie
dell’epoca della sua infanzia, iniziando proprio con la Grotta.
Tra le pagine più commoventi quelle dedicate al padre pescatore, alla madre e al suo maestro Leone
La Rocca, il docente che aveva creduto in lui e nelle sue capacità quando studiare in quegli anni non
era da tutti. Il libro è pieno di aneddoti e di foto dell’epoca e di personaggi noti e meno noti di quella Sperlonga di ieri. Un testo che decisamente merita la dovuta attenzione per i diversi risvolti che portano il lettore a muoversi tra le antichità romane e i tanti episodi di vero gusto paesano che danno il senso di una vita pienamente vissuta in tutti i suoi aspetti.
Il volume è così giunto, in meno di due anni, alla Terza Edizione Ampliata, arricchito da circa 170 foto d‘epoca, che vanno dal 1902 al 1957 (anno della scoperta della grotta da parte degli Archeologi). In esse, oltre ai luoghi, l’autore ha voluto mostrare anche e soprattutto i volti della gente del proprio paese. Foto che l’autore ha organizzato, movimentato, ottenendone una specie di Foto-Film, con il montaggio di Renato Fregna e la colonna sonora di Sergio Rossoni, che sarà proiettato al termine della presentazione del libro.
L’elemento che contraddistingue l’opera letteraria del valido Tommaso La Rocca è il fatto di avere messo insieme una approfondita storia all’interno della quale si muovono tanti personaggi che evidenziano e trasmettono singolari vicende e tante sensazioni. I miti della località marittima prediletta dall’imperatore Tiberio, hanno dato luogo ad un interessante immaginario, che ha poi originato i filoni popolari nei quali si è sviluppato il racconto espresso dall’Autore.
“Chi ha vissuto esperienze lunghe e interessanti, -sembra dire l’autore – deve raccontarle, deve lasciarne le tracce, che potranno essere utili e necessarie
non tanto per se stesso, quanto per gli altri che ci seguiranno”.
Inoltre, intende rammentare che “noi tutti abbiamo alle spalle una lunga
storia: noi veniamo da lontano e andiamo lontano”. Egli intende così provocare nel
lettore una ripresa di coscienza delle proprie origini, della grandezza della propria storia,
e al tempo stesso della bellezza dei propri luoghi, che magari non si apprezzano più di
tanto quando vi si vive e si è costretti al duro lavoro della pesca o della terra, ma che da
lontano a chi per motivi di lavoro ha dovuto lasciali appaiono in tutto il loro fascino.
Lo scrittore si è cimentato con questa prima opera narrativa, espressa mediante uno stile semplice e scorrevole, dove qualcuno ha fatto notare che i capitoli si leggono “come una ciliegia dopo l’altra”, nei quali, se inizi al leggerne uno, non riesci poi a fermarti più. E dove a trasportarti è la fluidità della scrittura e ti conquistano le emozioni e la passione con cui l’autore riesce a coinvolgere il lettore.

L’autore ha inteso dedicare questo ultimo libro al suo Maestro della Scuola Elementare “un omaggio a chi gli ha dato la seconda vita. Sua padre e suo padre gli hanno dato la vita fisica, il maestro la vita della conoscenza. Senza di lui, senza la sua insistenza presso i genitori a fargli proseguire le scuole … egli non sarebbe mai arrivato a essere quello che oggi è e non avrebbe mai potuto scrivere questo libro, che è bello e interessante”.

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