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L’Europa di oggi ha bisogno della visione di Alcide De Gasperi. Intitolata allo statista una sala del Parlamento europeo

Bruxelles, 29 marzo 2011. Alla presenza di numerosi eurodeputati, italiani e non, del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, del presidente del PE Jerzy Buzek e della figlia Maria Romana, è stata intitolata ad Alcide De Gasperi la sala 2Q2 dell’edificio József Antall del Parlamento europeo di Bruxelles.

L’iniziativa, promossa dal Gruppo PPE (Partito popolare europeo), è stata aperta dal suo presidente Joseph Daul e dal vicepresidente Vito Bonsignore, da Carlo Casini, capo della delegazione italiana al Parlamento europeo dell’UDC, e da Mario Mauro, capo della delegazione italiana del PdL, secondo il quale “è l’Europa di oggi, non quella di sessanta anni fa, che ha bisogno di De Gasperi: di una visione che sappia fare la differenza tra un politico e uno statista”. Differenza che, sono proprio parole De Gasperi, “sta nel fatto che il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni”.

“E’ l’Europa di oggi, indecisa in troppe situazioni, impotente a Srebrenica, divisa sulla Libia come sull’Iraq, che ha bisogno di De Gasperi per sperare di tornare a essere protagonista sullo scenario della pace e della guerra”, ha proseguito Mauro. “E’ l’Europa di oggi che domanda un termine di paragone e un esempio continuo nella nostra attività politica”. Che necessita “di persone che abbiano un approccio con la gestione della cosa pubblica, che sentano la parola popolo non come un pretesto per il proprio progetto di potere ma come un riferimento imperativo se si vuole che l’espressione bene comune abbia un senso”.

“E’ anche l’Italia di oggi che ha bisogno di De Gasperi. Ne ha bisogno perché si possa riaffermare una visione delle istituzioni concepite come garanti e non come padrone della vita dei cittadini. Istituzioni che siano consapevoli che evitare un conflitto permanente è doveroso se si vuole da un lato favorire la convivenza civile, dall’altro aprire una stagione di riforme troppo a lungo rimandata”.

“Ma, soprattutto, siamo noi ad aver bisogno di De Gasperi. Noi, tutti quelli che pretendono di fare politica a partire da un ideale cristiano. ‘Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide’, è la frase che Konrad Adenauer, Robert Schuman e De Gasperi amavano ripetere. Un contributo essenziale che uomini come loro hanno portato alla sconfitta delle ideologie totalitarie”.

“La domanda di una nuova società europea, rispondente alla maturità civile e morale del popolo e allo sviluppo dell’energia che ne deriva. Libertà religiosa, libertà d’educazione, libertà d’impresa, cooperazione tra i popoli, questa la pace duratura che ha voluto De Gasperi. Se quella pace c’è stata ed è ancora una certezza nel nostro continente, lo si deve essenzialmente a una geniale intuizione figlia di un approccio cristiano alla politica. Possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere quel qualcosa che ci unisce. Questo significherebbe ricordare degnamente, e non solo nella giusta dedicazione di una sala del Parlamento europeo, la figura di Alcide De Gasperi”, ha concluso Mario Mauro.

Nel corso della cerimonia è stato presentato il libro “Alcide De Gasperi: cristiano, democratico, europeo”, di Alfredo Canavero, e scoperto un busto dello statista.

“Un giusto riconoscimento a colui che ha promosso quei valori di fede, libertà e democrazia su cui poggiano gli ideali europei”, sono state le parole dell’eurodeputato Giovanni La Via. “La sua vita è l’esempio dell’impegno che va oltre la propria nazione riuscendo, in un quella fase storica alquanto delicata, a rendere comuni gli ideali di fratellanza e di solidarietà che avrebbero ispirato l’Europa attuale. Svolgere il lavoro di deputato, in questa sala a lui intitolata, significherà proseguire la sua opera, con l’orgoglio di essere italiani che contribuiscono a costruire un’Unione ancora più forte”.

“Giro l’Europa per parlare con i giovani, e sto scoprendo che sono molto meglio di quello che ci descrivono”, ha dichiarato Maria Romana De Gasperi, vicepresidente della Fondazione intitolata a suo padre e gradita ospite dell’evento. “I ragazzi hanno voglia di conoscere ma i libri di storia non sono esaustivi. Ecco perché io racconto, rispondo alle loro straordinarie domande. Anche mio padre avrebbe volentieri seguito di più i giovani: purtroppo gli mancava il tempo”.

A noi che le chiedevamo quando ha avuto inizio la sua “collaborazione” con l’illustre genitore, Maria Romana ha risposto che “a 13 anni, quando non sapevo ancora niente del mondo, ho cominciato a leggere le sue carte, senza che lui lo sapesse, e ad appassionarmi alle sue attività e al suo pensiero. Padre molto vicino alle sue figlie, ci leggeva la storia e la letteratura; ci faceva capire le cose, non le imponeva. Pochi rimproveri, molti consigli. Parco nel dare pacche sulle spalle, quando riconosceva il valore di qualcuno non gli risparmiava la sua stima”.

“Ero giovanissima quando sono stata la sua segretaria personale. Ma al lavoro era sempre lo stesso: coerente tra la sua vita politica e quella personale, familiare”, ha concluso Maria Romana De Gasperi dandoci un’immagine più “privata” di Alcide che, aggiungendosi alla grande ammirazione per l’uomo pubblico, ha toccato nel profondo il nostro animo.

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