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Mostra: l’Impressionismo di Zandomeneghi a Palazzo Zabarella di Padova

L’arte di Federico Zandomeneghi è al centro di una grande mostra allestita dal primo ottobre al 29 gennaio 2017 a Padova, negli spazi di Palazzo Zabarella.

Con il titolo ‘L’Impressionismo di Zandomeneghi’, l’importante rassegna celebra i cento anni della morte del pittore veneziano, amico di Pissarro, Renoir, Degas e di Toulouse-Lautrec. Promossa dalla Fondazione Bano e curata da Francesca Dini e Fernando Mazzocca, la mostra intende appunto sottolineare come Zandomeneghi sia stato in effetti l’unico italiano a partecipare alle sperimentazioni impressioniste del tempo.

Federico Zandomeneghi (Venezia 1842 – Parigi 1917) è stato un figlio d’ arte. Grande talento naturale e pieno di temperamento, ha però preferito la pittura alla vocazione di famiglia che lo avrebbe dovuto portare alla scultura.

Il nonno Luigi era stato intimo di Canova e il padre Pietro aveva realizzato il grandioso Monumento di Tiziano nella basilica dei Frari a Venezia. Giovane patriota lasciò la sua città, ormai liberata dal dominio austriaco e ricongiunta all’Italia, per Parigi dove divenne protagonista, insieme agli altri due italiani che come De Nittis e Boldini si inserirono con disinvoltura in quellla straordinaria officina della modernità, della cosiddetta “pittura della vita moderna”. Come gli Impressionisti, Degas e Renoir, con cui ebbe uno straordinario rapporto, Zandomeneghi è stato soprattutto l’ interprete dell’emancipazione della donna rappresentata nell’ambito della sua vita quotidiana, dei rituali scanditi da regole precise come la toilette, la passeggiata al Bois, la lettura, la conversazione, il teatro.

Attraverso uno stile inconfondibile ed un uso raffinatissimo della tecnica del pastello egli ha saputo fermare le fisionomie, i gesti, le atmosfere, creando un immaginario femminile, quello della parigina, che sembra ancora molto attuale. Ma di Parigi, delle sue piazze, dei boulevard, dei caffè, dei teatri, egli è riuscito a fermare per sempre le atmosfere in un momento irrepetibile, divenendo tra i maggiori interpreti del fascino della Belle Époque. La mostra, con circa cento opere, intende ripercorrere dagli esordi, in cui fu profondo il legame con Firenze e la rivoluzione dei Macchiaioli, rinsaldato dall’ amicizia privilegiata con Diego Martelli, una carriera straordinaria che lo ha visto testimone del passaggio da un naturalismo impegnato, con quadri di denuncia sociale, a una pittura che ha saputo interpretare in maniera molto personale le novità dell’Impressionismo.

Attraverso dipinti ad olio e pastelli, molti dei quali sconosciuti al grande pubblico, provenienti dai grandi musei (come Brera, la Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti e la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi ) e dalle più esclusive raccolte private, sarà finalmente possibile riscoprire un vero talento e una personalità artistica finora non adeguatamente noti e valorizzati.

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