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Sandy Müller: una voce sul confine – L’intervista
Sandy Muller: Scheda Artista Tutte le Notizie
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16/02/2010 - Roma
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Quando arrivo al Teatro Quirino di Roma sono appena le sei del pomeriggio. Tutti sono indaffarati nei preparativi per il concerto della sera. La cantautrice Sandy Müller sta per debuttare con il suo terzo album. Dal palco arrivano i primi suoni. Preludio del soundcheck. Chiedo di Sandy agli organizzatori. Mi dicono che è al trucco. La raggiungo. La truccatrice sospende il suo lavoro e ci dà modo di fare le presentazioni di rito. La Müller mi dà subito l’impressione di essere una ragazza affabile. La trovo emozionata e raggiante. Giuro di rubarle pochissimo tempo, il minimo indispensabile per farmi raccontare la sua nuova fatica: “Falsa rosa”. Un viaggio tra la bossa nova e il cantautorato, tra il jazz e la ‘saudade’ brasiliana.
Sandy, anche in questo terzo album hai messo il tipico calore italo-brasiliano.
Sì, in questo disco ho voluto portare ritagli della mia cultura, un misto tra quella italiana e quella brasiliana. Due realtà importanti nella mia vita. Per questo ho deciso di cantare gli undici brani dell’album sia in italiano che in portoghese. Mi premeva molto che tutti comprendessero i testi delle canzoni. Inoltre mi piaceva l’idea di proporre due punti di vista diversi della stessa cosa. A volte mi è capitato di cantare in portoghese e di sentire le persone che mi dicevano di non capire bene le parole. E allora ho pensato: “perché non sperimentare una nuova soluzione?”
Il titolo dell’album potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni. Prima che io mi avventuri in voli pindarici, qual è quella ufficiale?
Tu sai che una rosa finta può essere molto bella, ma è impossibile che profumi. Perché non è vera, le sue spine non pungono. Ma se io non la tocco con mano non avrò mai la reale percezione della sua falsità. Il mio, sostanzialmente, è un invito a toccare con mano prima di dare un giudizio su ogni aspetto ed episodio dell’esistenza. È un invito ad andare oltre le apparenze.
Credo che tu sia una delle prime artiste che pubblica lo stesso cd in doppia lingua, uno in italiano e uno in portoghese, nello stesso cofanetto.
Sì, in effetti è vero. Ma il mio è un caso particolare. Non è una questione commerciale, è una questione di cuore.
Nel disco c’è una versione di “Balla balla ballerino” di Lucio Dalla cantata in portoghese. Perché hai scelto questa canzone?
Perché era coerente con la tematica del disco. Tutti i testi che ho scritto sono legati alla realtà, che a volte è incantevole e altre un po’ meno. Mi piaceva l’immagine di questo ballerino che balla “anche per tutti i violenti, veloci di mano e coi coltelli”, sopra un mondo per niente piacevole che lui esorcizza con la danza, con l’arte. Ho cercato di realizzare una traduzione più letterale possibile, a parte qualche piccolo aggiustamento, attenendomi scrupolosamente all’originale. Sai, io non amo stravolgere totalmente il testo di una canzone in fase di traduzione. Ho paura di togliergli la magia.
Nell’album ci sono anche le versioni italiane di “Samba do grande amor” di Chico Buarque, “Rosa Morena” di Dorival Caymmi e “Trilhos urbanos” di Caetano Veloso.
Adoro il lavoro di questi artisti. Riproporre i loro brani in lingua italiana è stato l’ennesimo tentativo di far ‘camminare’ la mia musica sul confine tra Italia e Brasile.
Quali sono state le influenze musicali fondamentali per la tua crescita artistica?
Sicuramente la musica popolare brasiliana mi ha segnato moltissimo. D’altronde è quella che ho ascoltato di più nella vita. Tra gli artisti italiani, invece, adoro Lucio Dalla, Pino Daniele e mi piace molto come scrive Samuele Bersani, soprattutto come usa le parole. Lo considero uno degli artisti italiani più originali che ci sia in questo momento in circolazione.
Salvatore Coccoluto
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