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Napoli. Al Mann al via gli incontri di Fuoriclassico3

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas che si guardano negli occhi, innamorati di un amore impossibile, sul set di Medea, in uno scatto famoso di Mario Tursi. La Divina indossa il costume della regina barbara del mito. Pasolini è vestito alla moda del 1969: questa, da tre anni, l’immagine-simbolo di Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico. Essa esprime, come meglio non si potrebbe, il rapporto di prossimità e distanza tra gli antichi e noi e indica la possibilità di affrontare il mondo classico con rigore e al tempo stesso con ironia. Fuoriclassico significa parlare dei classici sollecitandoli con domande contemporanee. Significa portare i classici fuori da se stessi, esporli al contatto con quello che classico non è. Ovviamente, Fuoriclassico gioca anche sulla parola fuoriclasse, essendo i classici dei veri e propri fuoriclasse, degli autori e delle opere di rango superiore e di lunga durata.

Con la terza stagione di Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) dedica il 2019 (da febbraio a dicembre) al tema del corpo. Quattordici incontri, ventinove ospiti tra italiani e stranieri, linguaggi che spaziano dalla poesia al teatro, dalla filosofia alla danza, dalla fotografia alla scienza: ecco il ricco programma di quest’anno.

Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico è una produzione del MANN, in collaborazione con le associazioni culturali A voce alta e Astrea. Sentimenti di giustizia. Fortemente voluto dal direttore del Museo, Paolo Giulierini, Fuoriclassico è curato da Gennaro Carillo. Il coordinamento è di Marinella Pomarici e Andrea Milanese.

Fuoriclassico è un ciclo di incontri concepito proprio in rapporto agli spazi e alle collezioni del Museo Archeologico Nazionale, care al Roberto Rossellini di Viaggio in Italia. L’idea di fondo è quella di mettere in tensione l’antico con il contemporaneo, facendo dialogare, su un tema comune, mondi al tempo stesso lontani e vicini. Si tratta prima di tutto uno spazio di incontro e scontro fra mondo classico e questioni contemporanee. È poi un laboratorio nel quale sperimentare – ogni anno su un tema diverso – incroci imprevedibili tra linguaggi.

La scelta del corpo come tema della terza edizione risponde all’esigenza di stabilire un legame non effimero tra il programma di Fuoriclassico e il Museo, che di corpi è pieno. Il corpo è anche il «simbolo dei simboli». Altrimenti non si spiegherebbe la profusione di metafore corporee, di corpi politici, giuridici, mistici, celesti, corpi di fabbrica, di reato, d’armata, di ballo. Simbolo dei simboli significa dunque che un corpo non è solo un corpo ma rinvia sempre a qualcos’altro. Non sorprenda allora che il MANN dedichi Fuoriclassico al corpo, essendo un museo abitato da corpi. Nelle «sale sontuose» di questa «inaudita reggia archeologica» (Giorgio Manganelli), i corpi si sprecano, si richiamano, si corrispondono a distanza. I corpi e i loro frammenti: un museo archeologico è a suo modo anche un museo anatomico, fatto di dettagli decontestualizzati, di parti di unità perdute o decifrate a stento. Il nostro sguardo sull’antico presuppone dunque il desiderio dell’intero infranto: questa, nel Simposio di Platone, è una definizione dell’amore. Forse la più umana, perché implica il dolore del taglio e del distacco, la caparbietà e l’incertezza della ricerca, la gioia del ritrovamento e della restituzione.

Il corpo è poi uno dei temi cruciali della contemporaneità: è il medium tra noi e il mondo; è ormai qualcosa che va molto al di là del dato meramente biologico e arriva a includere sia le relazioni con l’ambiente, sia le protesi che ormai, più che servirci, ci costituiscono, formando un tutt’uno col nostro corpo organico. Peraltro, corpo significa eros, seduzione, desiderio, gravità, vita… Di qui la necessità di provare ad affrontare il tema adottando angoli visuali differenti. Ed è sempre il corpo il segreto di una delle triangolazioni più fascinose e sorprendenti del ciclo di quest’anno: quella tra Robert Mapplethorpe e Antonio Canova, tra fotografia ad alto tasso di eros (ma anche di riflessione sulla bellezza e la potenza del corpo) e scultura. Il denominatore comune è costituito proprio dal riferimento all’immaginario classico: sia Mapplethorpe sia Canova sono, ognuno a suo modo, neoclassici, guardando entrambi al corpo classico come a un riferimento fondamentale.

“La sfida è quella di rivolgersi a un pubblico ampio ed eterogeneo senza tuttavia perdere rigore; di dimostrare che la cultura e il bello possono essere fruiti con godimento estremo e che la domanda di temi classici è fortissima, basta saper sollecitare le corde giuste. Anzi, – dichiara Gennaro Carillo che ne cura la direzione artistica – viviamo un tempo nel quale i classici vengono costantemente richiamati, magari anche a sproposito, dal discorso pubblico, a dimostrazione della loro vitalità, di quella che Proust chiamava una novità durevole: i classici sono sempre nuovi, e insieme remotissimi, inattuali, e ogni tempo se ne appropria a suo modo”.

Il tema del corpo si presta, poi, ad attraversamenti infiniti. Ecco perché il programma di quest’anno si presenta notevolmente arricchito. C’è la danza contemporanea, per la prima volta. E non poteva essere altrimenti: con Virgilio Sieni, grandissimo della scena contemporanea, che proporrà una lezione-performance concepita proprio in rapporto agli spazi e ai corpi del MANN. Ci sono il rito sonoro, la performance di una poetessa come Mariangela Gualtieri, il teatro, ancora una volta, con l’Antigone da Sofocle di Elena Bucci, interprete sensibilissima e pluripremiata, sostenitrice convinta del progetto (al quale, lo scorso anno, ha contribuito con una memorabile lettura delle Metamorfosi di Ovidio). C’è – ed è anche questa una novità dell’edizione 2019 – un dialogo a distanza tra due mostre eccezionalmente importanti: quella, al MADRE, dedicata a Robert Mapplethorpe (le cui fotografie sono contrappuntate da reperti di arte antica) e quella, attesissima, di Antonio Canova che si inaugurerà al MANN in primavera. Per l’occasione, si è pensato a due incontri: il primo, Scuole di nudo, vedrà la partecipazione di Andrea Viliani, direttore del MADRE (il Museo d’Arte Donna Regina, tempio del contemporaneo che ospita, appunto, Mapplethorpe) e Massimo Osanna, archeologo classico e benemerito direttore del Parco Archeologico di Pompei. Il titolo, che rimanda a un romanzo famoso di Walter Siti, implica che il nudo degli antichi (di cui Pompei e il MANN offrono esempi cospicui) sia comparato a quello dei ‘moderni’ (rappresentato dall’audacissimo e ‘neoclassico’ Mapplethorpe). Ancora nel segno del corpo eloquente, dunque seducente, si confronteranno un’archeologa classica come Martine Denoyelle e Luca Scarlini, ‘archeologo’ del contemporaneo, in un andirivieni vertiginoso tra alto e basso, classico e pop, in piena coerenza con l’ispirazione di Fuoriclassico. Sul corpo raccontato si confronteranno, invece, Maylis de Kerangal, scrittrice francese, e il critico Andrea Cortellessa.

Ai corpi neoclassici, a Canova (e non solo), sarà invece dedicato il dialogo tra Anna Ottani Cavina, autorevolissima storica dell’arte moderna e Benedetta Craveri, francesista e settecentista: dialogo dunque tra immagini fisiche e parole, discorsi, sul tema dell’ennesima rinascenza dei classici nella cultura europea moderna. Uno schema analogo sarà quello dell’incontro inaugurale: immagini e parole sul corpo con Victor Stoichita, storico dell’arte rumeno capace di spaziare dalla pittura medievale a Hitchcock, e Corrado Bologna, il nostro maggior filologo romanzo con sorprendenti competenze anche in materia di arti visive.

Importante, quest’anno, il versante civile di Fuoriclassico. Sulle Antigoni si incentrerà la due giorni che apre il mese di maggio, articolata in due momenti: uno più strettamente connesso al mito classico e alle sue implicazioni contemporanee, con un dialogo tra la voce di Elena Bucci e le foto di Diana Matar (che ripercorre il vuoto – eloquente – dei luoghi in cui si siano consumati episodi di violenza); il secondo con una ripresa, drammaticamente contemporanea, del tema arcaico e classico, epico e tragico, della rivendicazione del corpo fraterno, con Ilaria Cucchi che dialogherà con Pietro del Soldà e Luigi Manconi.

Al corpo tragico (le Antigoni) farà da contrappunto il corpo comico, tra Aristofane e il contemporaneo, con Gennaro Carillo e Fulvio Abbate. Il corpo politico, sia esso esibito o nascosto, alla sua cosmesi ad usum del pubblico, in una corrispondenza a distanza tra il moderno (il classico-moderno Shakespeare) e i tempi che stiamo vivendo, sarà il tema del confronto fra Nadia Fusini, anglista, scrittrice e traduttrice di Shakespeare, e Filippo Ceccarelli, firma tra le più scintillanti del giornalismo politico italiano, autore, tra l’altro, del recente Invano, opera monumentale sulla storia del (costume del) potere in Italia da De Gasperi a questi qua.

Del corpo manomesso, oggetto di terapia, restituzione pietosa o accanimento, parleranno Cristina Cattaneo, anche a margine del suo ultimo libro, Naufraghi senza volto, e Fulvio Calise, chirurgo autorevolissimo con una grande esperienza di trapianti, ma anche autore di teatro.

Da segnalare, poi, un incontro organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, sui corpi urbani, che vedrà un confronto tra Gianni Biondillo, architetto e giallista, un urbanista, Michelangelo Russo, e il Direttore del Dipartimento di Architettura del Politecnico di Milano, Gabriele Pasqui.

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