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Marino nell’immagine di Aurelio Amendola in mostra a Pistoia

In attesa della grande mostra “Marino Marini. Passioni visive” di settembre, il Museo Marini si rinnova e accoglie tre esposizioni di approfondimento. Dedicate a Marini-Mirò, a Kengiro Azuma e ad Aurelio Amendola.

Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, dal 16 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017.

In preparazione e accanto a questa colossale mostra-evento, la Fondazione pistoiese ha previsto altri tre eventi espositivi di notevole livello. Il primo dei quali dedicato al confronto, stavolta in pittura, tra Marini e Mirò, il secondo all’opera di Kengiro Azuma, lo scultore nippo-italiano che di Marini fu allievo e poi assistente e, il terzo agli scatti che Aurelio Amendola ha dedicato a Marini e alle sue sculture.

Ma la Fondazione ha anche deciso di riallestire i suoi spazi espositivi secondo i più moderni standard museali rinnovando l’allestimento, l’illuminazione ed esponendo opere fino ad oggi conservate nei depositi del Museo.
I visitatori di “Marino Marini. Passioni visive” che, dopo aver ammirato la mostra allestita in Palazzo Fabroni vorranno ammirare le opere dello sculte allestite nel suo Museo, in Palazzo Tau troveranno ad accoglierli un Museo “nuovo”, e decisamente coinvolgente.

Il primo appuntamento del vasto progetto culturale 2017 è dunque per il 16 luglio quando, in Palazzo Tau, sarà aperta al pubblico la mostra Marino nell’immagine di Aurelio Amendola (1968-1975). In essa è proposto un originale ricordo del grande scultore attraverso le intense immagini che il “Fotografo degli Artisti”, Aurelio Amendola, gli ha dedicato. Si tratta in realtà una doppia mostra. Da un lato una documentazione dedicata al lavoro e alla quotidianità di Marino Marini. Dall’altro, una retrospettiva di una grande pagina di fotografia, testimonianza dell’arte di un fotografo, Amendola, che come pochi ha saputo raccontare l’arte, e la scultura in particolare.

Fondazione Marini ha deciso di dare giustamente rilievo anche al lato pittorico dell’artista pistoiese. Ed eco che nella sede del Museo Marino Marini al Palazzo del Tau, dal 16 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, ovvero in contemporanea con l’esposizione evento in Palazzo Fabroni, “Marino Marini. Passioni visive”, apre la mostra “Mirò e Marino. I colori del Mediterraneo”. Mirò e Marino sono entrati in contatto negli anni ’50 grazie alla frequentazione dell’atelier di Fernand Mourlot a Parigi dove entrambi, insieme a Chagall, Picasso e altri grandi maestri contemporanei, andavano a stampare le loro litografie. Entrambi amavano colorare le loro sculture, non solo come omaggio agli “antichi” ma anche, sicuramente, per il loro spirito solare e ironico. Molto spesso usavano colori primari, privi di sfumature, entrambi stendevano il colore a larghe campiture con segni netti e decisi. Entrambi uomini del Mediterraneo.

Ad un anno dalla scomparsa, la Fondazione Marino Marini rende infine omaggio a Kengiro Azuma, che di Marino fu allievo e assistente. “Kengiro Azuma. Sculture” sarà allestita in Pistoia, Palazzo del Tau, sede museale della Fondazione, dal 22 ottobre al 27 novembre.
La mostra riunisce una selezione di opere, diverse per tipologia e natura, tra cui alcune di quelle più significative dell’artista. Opere che, con i loro pieni e vuoti, esprimono, come era solito dire lo scultore, quello che veramente c’è di importante nella vita “cioè l’anima, l’amicizia, la vera solidarietà, il modo di convivere”.
Il rapporto umano e artistico fra loro è continuato per tutta la vita, guardando l’uno alla ricerca artistica dell’altro pur mantenendo ciascuno la propria identità. Marino per Azuma è stato il più grande Maestro e proprio lo stesso Marino ha sempre spinto il suo bravo allievo a recuperare le origini orientali.

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