Afghanistan

Afghanistan: gli eurodeputati discutono sui prossimi passi

In un dibattito sul futuro del paese, i deputati hanno ribadito la necessità di fornire aiuto alle persone in pericolo, a seguito della presa di potere dei talebani in Afghanistan.

Nel dibattito del 14 settembre in plenaria, gli eurodeputati hanno sottolineato la necessità per l’UE di aiutare le persone a lasciare il paese in sicurezza, a seguito del ritorno al potere dei talebani.

“Dobbiamo assicurarci che tutti coloro che sono sotto i riflettori dei talebani – siano essi attivisti, difensori dei diritti delle donne, insegnanti, dipendenti pubblici o giornalisti – possano venire da noi”, ha affermato l’eurodeputato Michael Gahler (EPP, DE) aggiungendo che “i paesi vicini devono essere sostenuti nell’aiutare i rifugiati in arrivo”.

L’eurodeputata Iratxe García Pérez (S&D, ES) ha sottolineato l’importanza della stabilizzazione del paese e la protezione dei diritti degli afghani: “abbiamo istituito un centro a Madrid per assistere coloro che hanno lavorato con noi in Afghanistan e le loro famiglie, e dobbiamo fare molto di più”.

García Peréz ha proposto la creazione di un corridoio umanitario adeguato, con il sostegno del Servizio europeo per l’azione esterna, affinché le migliaia di persone ancora in Afghanistan possano ottenere i visti necessari e lasciare il paese in sicurezza.

Mick Wallace (The Left, IE) ha criticato il fatto che la lotta al terrorismo abbia causato la morte di persone innocenti o le abbia costrette ad emigrare. “L’Europa ora deve fornire un rifugio sostenibile a coloro che sono fuggiti dal disastro che abbiamo contribuito a creare” ha dichiarato.

A sua volta, il capo della diplomazia comunitaria Josep Borrell, ha riconosciuto che “ciò che abbiamo visto in Afghanistan è una vera tragedia, una battuta d’arresto per l’Occidente e un potenziale punto di svolta per le relazioni internazionali”.

“Per avere qualche possibilità di influenzare gli eventi, non abbiamo altra scelta che impegnarci con i talebani” ha aggiunto, precisando che tale impegno non equivalga a un riconoscimento.

Alcuni dei relatori durante il dibattito sulla situazione in Afghanistan
Alcuni oratori durante il dibattito
Altri deputati, hanno insistito sul fatto che non si tratti solo di far uscire le persone dall’Afghanistan, ma anche di prendersi cura di coloro che sono rimasti nel paese.

“Dobbiamo garantire le vite degli attivisti civili afgani, dei fautori del cambiamento e salvare milioni di persone che affrontano povertà e carestia”, ha affermato Petras Auštrevičius (Renew, LT). “L’Afghanistan non dovrebbe essere guidato da mullah radicali, ma da persone istruite, di mentalità aperta e orientate al bene comune degli afghani”.

Il membro del parlamento Jérôme Rivière (ID, FR) ha fatto riferimento all’impatto della crisi dell’Afghanistan sull’UE: “Gli Stati membri devono proteggere se stessi e le loro popolazioni. I cittadini europei non dovrebbero subire ulteriori migrazioni come quella seguita al conflitto siriano.

Sono preoccupato come voi per il destino dei civili e delle donne in Afghanistan e non mi piacciono gli islamisti che salgono al potere, ma rifiuto un’altra ondata migratoria dall’Afghanistan”.”

La deputataTineke Strik (Greens/EFA, NL) ha suggerito di riflettere e imparare da questa situazione per creare una politica estera più forte ed efficace. “Il popolo afghano deve affrontare un enorme disastro umanitario, scarsità di cibo, acqua e altri beni primari. Quegli stessi afghani contavano su di noi.

Quindi facciamo tutto il possibile per proteggerli dal terrore dei talebani”, ha affermato, invocando evacuazioni coordinate, visti umanitari e accesso agli aiuti da parte dell’UE. “Aiutiamo la gente e evitiamo qualsiasi tipo di riconoscimento dei talebani fintanto che i diritti umani sono a rischio”, ha concluso.

L’eurodeputata polacca Anna Fotyga (ECR, PL) ha esortato un approccio multilaterale e internazionale verso l’Afghanistan, proprio come 20 anni fa. “Credo che il multilateralismo sia la via da seguire per risolvere questo problema (…). Adesso dobbiamo fare del nostro meglio e stabilire una strategia concreta sull’Afghanistan”.

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