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Cargo: le mie “Viole” tra la paura di arrendersi e il coraggio di lanciarsi

Valerio Giovannini, in arte Cargo, è un cantautore e producer romano. Cargo è una sintesi di passioni: la musica cantautorale italiana, la musica elettronica e le influenze degli studi di architettura si fondono con istinto creativo e giusta misura delle cose.

La sua “Viole” che ha vinto la rassegna 1MNEXT 2021 è diventato un singolo e un videoclip, di cui lui stesso ci parla in questa intervista.

Quanto c’è di autobiografico nel tuo ultimo singolo “Viole”?

Non è un pezzo direttamente autobiografico, ma come mi capita quasi sempre con le canzoni, inizio a scrivere, vedo dove mi portano le parole ma alla fine ci ritrovo sempre qualcosa che ho vissuto, immagini che sento particolarmente mie.

Cosa hai voluto comunicare con questo pezzo?

È un pezzo che prova a descrivere quello stato d’animo, malinconico, di smarrimento che proviamo nel rimanere bloccati in decisioni prese solo a metà, persi tra la paura di arrendersi e il coraggio di lanciarsi verso un futuro che però non conosciamo.

La componente musicale suonata è per te imprescindibile anche come dichiarazione d’intenti “contro” il campionamento. Che confine c’è però tra abuso di produzioni artefatte e valore aggiunto che possono dare a un pezzo completamente suonato?

Non sono assolutamente contro il campionamento, uso spesso campioni e credo anche che la loro manipolazione possa portare a dei risultati artistici veramente interessanti. Semplicemente attraversiamo dei cicli, la musica si muove a una velocità incredibile ormai e io sentivo il bisogno di muovermi in un’altra direzione, e per tirare fuori il suono che avevo in testa, l’elettronica in questo caso non poteva aiutarmi. L’abuso penso che appiattisca un po’ tutto quanto, all’inizio lo percepiamo come familiare ma poi ci stanca. Il valore aggiunto, come ho detto prima, io lo ritrovo spesso con il gioco, manipolare i campioni spesso porta a soluzioni sonore inaspettate.

Dal tuo punto di vista artistico è meglio sperimentare qualcosa di veramente nuovo o rielaborare qualche formula consolidata del passato?

La cosa potente dell’espressione artistica è che non ha regole. Io in questo punto della mia vita sentivo il bisogno di distaccarmi dal presente e ho ritrovato in alcune sonorità del passato, che non conoscevo, degli input che mi hanno stimolato, e la curiosità mia ha portato a comprenderli per farli miei. Credo a prescindere che il nuovo si poggi comunque sul passato, e averlo un po’ nelle orecchie ci arricchisce, aumenta i colori a disposizione nella tavolozza per poi provare a creare qualcosa di veramente nuovo.

Se i tuoi riferimenti artistici sono rivolti al passato, cosa manca secondo te alla musica italiana di questi anni?

Difficile dirlo, in realtà credo che la scena musicale italiana sia molto valida, ed eterogenea. Ci sono sempre più giovanissimi molto talentuosi, non solo cantautori, ma anche produttori, che stanno facendo percorsi di livello. Sono molto positivo.

Måneskin sì o no? E perché?

Certo che sì. Al di là dei gusti personali, non capisco la polemica esagerata contro dei ragazzi giovani che stanno facendo, per loro in primis, qualcosa di palesemente molto grande, l’unica spiegazione che posso darmi è l’invidia. Io personalmente non li ascolto, ma sono molto contento per la loro carriera e spero continuino così.

Hai mai pensato di presentarti a Sanremo?

L’idea c’è, è un’esperienza che mi piacerebbe fare. Magari il prossimo anno, chissà.

L’esperienza di 1MNEXT 2021 cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato un ricordo bellissimo in un periodo molto complicato per la musica, un’esperienza che ho vissuto molto intensamente. E sicuramente anche qualche consapevolezza in più, perché è stato un percorso lungo, insieme a tanti artisti molto validi, e vedere un riscontro per il tuo lavoro è sempre qualcosa di molto gratificante, che ti dà la carica per continuare.

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