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Nota di Antonio Capacchione: neanche nel Decreto Crescita c’è stato posto per i “pertinenziali”

La Camera dei Deputati, in queste ore, sta convertendo in legge il decreto nr. 34 del 30 aprile 2019 “Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi” , cd decreto crescita nato proprio con l’obiettivo di stabilire misure per la crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi.

Le tematiche affrontate, in questo provvedimento normativo, sono state le più varie e disperate: dalla manutenzione delle casette dei terremotati, ai fornitori di Mercatone Uno; dalla riapertura della rottamazione ter ai fondi per gli ospedali pediatrici; dalla deducibilità piena dell’Imu sui capannoni, al salvataggio per la Banca Popolare di Bari; dalle norme per gli indennizzi ai risparmiatori al cd salva Roma.

Nel corso dell’esame di questo decreto legge, ai 50 articoli iniziali, ne sono stati aggiunti addirittura altri 60, senza considerare le altre disposizioni normative inserite in quelle del testo originario varato dal Governo.

Ebbene, in questa intensa integrazione normativa da parte del Governo e del Parlamento, si è ostinatamente escluso, in maniera certosina, ogni disposizione riguardante la balneazione attrezzata italiana.

Si ricorderà che il S.I.B. aveva chiesto, fra l’altro, attraverso motivate proposte emendative, la sospensione del pagamento dei canoni pertinenziali e le procedure di decadenza nel caso di un loro mancato pagamento; la modifica dell’art. 49 del Codice della Navigazione in ordine alle devoluzioni delle opere; l’applicazione anche agli stabilimenti balneari dell’aliquota IVA al 10%, come per tutte le altre imprese turistiche; l’eliminazione del salvo conguaglio del canone demaniale; l’eliminazione del parere della Dogana sugli impianti balneari; la non applicazione della sospensiva del rilascio di nuove concessioni demaniali agli ampliamenti degli stabilimenti balneari esistenti; la sdemanializzazione delle aree di sedime degli impianti degli stabilimenti balneari e loro alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari; l’estensione della durata quindicennale anche al lacuale e fluviale.

Erano emendamenti, tutti, importanti e meritevoli di una loro approvazione: in modo particolare quelli concernenti la sospensione dei canoni OMI per i pertinenziali e la modifica della disciplina delle devoluzioni ex art. 49 del CdN.

Per non parlare dell’applicazione, anche al comparto balneare, dell’aliquota dell’IVA del 10%, come per tutte le altre aziende turistiche, per eliminare l’assurda e ingiusta disparità di trattamento in danno dei balneari.

Nulla di tutto questo è stato approvato così come, del resto, accaduto anche in precedenza con il cd decreto sblocca cantieri o con quello cd semplificazione.

Siffatte reiterate esclusioni, sono davvero sconcertanti se solo si considera che gli emendamenti da noi proposti risolvono gravi e urgenti criticità di un settore economico cruciale per l’economia turistica del Paese.

Non siamo così sprovveduti o stupidi dal non saper distinguere fra gli Autorevoli esponenti politici, di Governo e di opposizione, che si sono adoperati e si adoperano per la tutela di queste migliaia di famiglie di onesti lavoratori e coloro che hanno sempre manifestato il loro disinteresse se non, addirittura, aperta ostilità verso la balneazione attrezzata italiana.

Ma, nel contempo, non siamo così ingenui o ciechi dal non vedere ciò che è del tutto evidente: di fatto, la questione balneare è drammaticamente uscita dall’azione politica del Governo e del Parlamento nel mentre si assiste a una pericolosa e allarmante supplenza giudiziaria.

Ecco perché insistiamo: c’è il rischio, concreto e attuale, di una precarizzazione, se non proprio liquidazione, della balneazione attrezzata italiana in danno del Paese.

È urgente – e non più rinviabile – una riforma organica della disciplina demaniale che abbia al suo centro la salvaguardia di questo settore così prezioso per la crescita del turismo italiano.

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