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Capacchione: Intervento legislativo a salvaguardia di 30.000 imprese balneari italiane

“Sulla questione balneare è urgente un intervento legislativo nazionale che elimini gli effetti devastanti della sentenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato – ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari FIPE/Confcommercio, nel suo intervento a Rimini al convegno dal titolo: “La riforma delle concessioni demaniali per un futuro delle imprese balneari” – dando certezza agli operatori e incentivando gli investimenti nel settore attualmente paralizzati.

Questo intervento legislativo nazionale riteniamo che possa e debba essere accompagnato anche dall’applicazione della legge vigente in materia di federalismo demaniale.

A fronte, infatti, di un Governo ‘pasticcione’, è non più rinviabile, l’attuazione del federalismo demaniale già disposto da una vecchia legge che sul punto è ancora “lettera morta” (articolo 5 comma 1 del decreto legislativo 85/2010).

Siffatta applicazione, da effettuarsi attraverso l’emanazione di un DPCM, assume una notevole importanza su tutti gli aspetti economici della vicenda concessoria (determinazione dei canoni, delimitazione e sdemanializzazione del demanio, acquisizione delle strutture, ecc.), ancorché non sia certamente risolutiva dell’intera questione, poiché le modalità di affidamento delle concessioni rientrano nella concorrenza che è considerata una materia di esclusiva competenza dello Stato centrale.

Crediamo che le Regioni e lo Stato possano e debbano condividere questa esigenza, anche perché supera l’attuale scissione fra esercizio delle funzioni demandata alle Regioni e titolarità dominicale rimasta allo Stato: fonte di continui contenziosi costituzionali, di inefficienze gestionali e complicazioni regolatorie.

È, quindi, interesse di tutti, non solo dei balneari, che si attui – finalmente – il federalismo demaniale sia per una opportuna semplificazione burocratica che per una doverosa maggiore certezza regolatoria.

A ciò si aggiunga la circostanza che sinora le Regioni si sono tutte manifestate molto più attente e competenti dello Stato centrale nel disciplinare la materia e nel difendere la balneazione attrezzata italiana.

Del resto il trasferimento delle funzioni in loro favore, risalente all’ormai lontano 1998 (cd leggi Bassanini), ha spogliato lo Stato centrale anche di professionalità e competenze tecniche: causa non ultima di ‘pasticci’ legislativi.

A nessuno sfugge che proprio le Regioni, in questi lustri, hanno cercato di sopperire alla latitanza e inefficienza dello Stato centrale sia con proprie leggi che con circolari amministrative.

La Regione Emilia-Romagna è stata la prima, con la legge regionale nr. 8 del 2010, a tentare di disciplinare la materia con un giusto bilanciamento fra incentivo agli investimenti e tutela dei bagnini attualmente operanti.

E il modello romagnolo di balneazione attrezzata, costituito da piccole aziende a conduzione familiare, è quello prevalente e paradigmatico nel nostro Paese. Un modello che si è rivelato efficiente e vincente nel mercato internazionale delle vacanze.

Anche per questo meritevole di essere tutelato e salvaguardato. Così come sta facendo l’Emilia-Romagna unitamente a tutte le altre regioni costiere, da ultimo contestando l’emendamento del Governo al Ddl sulla concorrenza”.

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