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La Porta Rossa: esce la colonna sonora firmata da Stefano Lentini

Continua la collaborazione tra Stefano Lentini e la fiction di Rai2 La Porta Rossa, alla seconda stagione. Il compositore romano, noto in tutto il mondo per le colonne sonore per registi come Wong Kar-Wai (The Grandmaster), Giacomo Campiotti (Bakhita, Braccialetti Rossi), Carmine Elia (La Porta Rossa) e per aver collaborato a film premiati negli Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Brasile, Ucraina, Hong Kong, unico compositore italiano, insieme ad Ennio Morricone, ad essere rappresentato dall’agenzia hollywoodiana The Gorfaine/Schwartz Agency, firma le musiche originali della delLa Porta Rossa 2.

Per le nuove puntate della serie televisiva, che vede protagonisti Gabriella Pession e Lino Guanciale, una produzione musicale stellare per una colonna sonora unica, concepita in totale libertà con incursioni nel mondo classico e rivisitazioni di celebri arie d’opera. Registrata presso l’Auditorium Arturo Toscanini di Torino con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e mixata dal produttore e ingegnere del suono – tre volte Grammy Awards – Geoff Foster degli storici Air Studios di Londra.

L’album, in uscita proprio il 13 febbraio su etichetta Rai Com, contiene 18 tracce.

“Lavorare alla colonna sonora della seconda serie – racconta Stefano Lentini – è stato quanto di più pauroso potessi incontrare nella mia carriera, dopo il successo della prima stagione, come diceva Caparezza “il secondo album è sempre il più difficile nella vita di un artista”. Sono d’accordo con lui perché la difficoltà maggiore sta nelle aspettative degli altri e nella ricerca di conferme. E così, per non rischiare di farmi bloccare da queste paure, ho rimescolato le carte e ho ricominciato daccapo come si fosse trattata di una nuova serie. Questa volta ho maneggiato anche materiale scottante, rielaborando in completa libertà cinque estratti de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, musica che apparirà nel corso delle puntate e che avrà un ruolo chiave nella narrazione. Ho scelto i brani a me più affini e li ho rivisitati e modificati nel testo e nella musica declinandoli nella nostra storia e cercando di far emergere i tratti più cupi e notturni. Il titolo originale dell’opera – che fu censurato – doveva essere “Amore e Morte”, e nulla mi è sembrato più adatto per questa storia. Ho lavorato come una contro-censura, ho cancellato i tratti suadenti e reinventato quelli più estremi. E ho usato per farlo ogni strumento a mia disposizione, l’orchestra sinfonica e gli strumenti del rock, la musica elettronica e quella popolare. Non credo ci sia nulla di classico in un violino e nulla di moderno in un sintetizzatore, tutto dipende dall’attitudine. Esistono musiche di Chopin completamente contemporanee e canzoni indie che sembrano impolverate.

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